Benevento: il biglietto da visita e la polvere sotto il tappeto

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  • Ci sono storie che vale la pena raccontare dalla coda, sono in grado infatti di aiutare a risalire la china della trama senza generare alcuno scompenso: quel che si suppone, infatti, essere una fine conseguenziale e dunque correttamente evocata in realtà assurge al ruolo simbolico di degno epilogo. Due pannelli di materiale legnoso sbarrano la via di accesso all’altro mondo del terminal bus in via Pertini. E’ la mitica area della riqualificazione in accoppiata a piazza Risorgimento prevista dal piano Periferie, osteggiata da civismo e politica, caldeggiata dalla politica oggi di governo in città. Un rattoppo pietoso tenuto su con il nastro adesivo: basta prestare anche solo superficiale attenzione alle altre immagini a corredo di queste poche righe per scoprire (ricordare) come per lungo tempo si è presentata l’area degli arrivi e partenze dalla città e del parcheggio dei fine settimana: insomma, il biglietto da visita di Benevento, il volto accogliente della città d’arte e cultura. Escrementi solidificati, sfasciume d’ogni ordine e grado, un persistenze olezzo d’orina. In quelle due porte fino a poco fa divelte ci si immergeva nella vischiosità dell’uomo e dell’animale. E poi venne il tempo della polvere sotto il tappeto e dei pannelli a ricoprire il pieno di merda ed il vuoto dell’animo. Come si fa a non leggere appunto nella chiusura con lo scotch la metafora della risposta non risolutiva e del problema nascosto agli occhi ma persistente nelle narici? Di qui la... pietosa mano che ha inteso (ri)aprire un varco alla verità, infine.