Siamo noi, siamo in tanti: come sprofonda Benevento, città d'Arte e Cultura

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  • Città d'arte e cultura, Benevento. Così dicono quegli utili cartelli che fanno bella mostra di sé ed indicano la via e la verità: sappiamo leggere. E l'Unesco come patrimonio immateriale e materiale al tempo stesso, sappiamo anche questo. E per questo eccoci qui: siamo noi, siamo in tanti e non abbiamo cattivi pensieri. Siamo giunti a frotte in piazza Matteotti. La affolliamo di buon mattino, certo ci scappa qualche schiamazzo, ma di breve durata e spento dalla morbida carezza del frusciare d'ali. Siamo, solerti, compatti. Sì, pure educati: le nostre tracce sono meno visibili sui davanzali o dinanzi agli usci, e purtroppo – va riconosciuto - di gran lunga meno artistiche delle sculture piramidali di rifiuti e bottiglie. La nostra colazione è già servita, in terra: si può desiderare di meglio? Il servizio del sabato sera è perfetto, puntuale, mai una punta di inefficienza. Anzi, adesso irrobustito dallo spettacolo festivaliero, dal clima di gioiosa allegria etilica e mangereccia che come una bava di lumaca fluorescente mostra il percorso-gourmet per noi tutti. Ma sappiamo anche che bisogna fare in fretta: in barba alla città che accoglie, eccoci ben presto respinti, ecco la mano – e la tuta arancione – dell'uomo che interviene, solerte e sicuramente lieta di provvedere all'altrui rigurgito, a spazzare tutta la polvere sotto il tappeto. Ma verrà l'alba di un nuovo giorno e non saremo più turisti indesiderati e pure respinti. Peccato, infatti, la porta sprangata di Santa Sofia: eppure siamo qui e siamo tanti, fedeli come i fedeli della messa. Che sia per tener distanti le folle umane della notte?