Nomine in Gesesa e Fondazione Città Spettacolo, Di Dio: ci vuole un parere di legittimità

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Scrive il consigliere comunale del centrosinistra Italo Di Dio: Questa mattina ho provveduto a protocollare via pec presso la segreteria generale del Comune di Benevento, due distinte richieste di parere di legittimità in merito alle nomine rispettivamente sulla presidenza della Gesesa e dei componenti del nuovo Consiglio d’Amministrazione della Fondazione Città Spettacolo.

Riguardo la nomina del vertice della Gesesa, ho richiesto al segretario generale un parere in merito alla regolarità della procedura adottata dal sindaco Mastella, visto che nessun avviso (tantomeno bando di evidenza pubblica) in relazione alla nomina in oggetto risulta essere stato pubblicato dal Comune di Benevento, che dagli atti non si evince alcuna procedura come richiamata dagli artt. 5, 6, 7 e 8 dell’atto di indirizzo approvato dal Consiglio Comunale con Delibera 7/2020. Nel dettaglio, l’art. 5 (“Pubblicità delle nomine”), prevede la pubblicazione di un avviso da effettuarsi sul sito istituzionale dell’ente per un periodo di quindici giorni, l’art. 6 (“Candidature”) specifica un termine perentorio per proporre la candidatura corredata da curriculum vitae, ed una serie di documenti allegati, l’art. 7 (“Esame delle candidature”) presuppone l’esame delle stesse candidature da parte dell’Ufficio di Gabinetto del Sindaco o altro ufficio da egli individuato e la trasmissione della documentazione del soggetto da nominare al responsabile del piano anticorruzione del Comune e, infine l’art. 8 (“Nomina”), dispone la pubblicazione del provvedimento di nomina sul sito del Comune. In relazione all’art. 7, l’esame delle candidature da parte del’Ufficio di Gabinetto del Sindaco o di altro ufficio da egli individuato, si rende necessario anche per la valutazione di eventuali profili di incompatibilità da parte dei candidati.

Riguardo invece la nomina del nuovo Cda della Fondazione Città Spettacolo, oltre a rilevare l’inesistenza della medesima procedura, si solleva il mancato rispetto dell’equilibrio di genere come invece previsto dal DPR 30 novembre 2012 n. 251, che prevede in particolare che “la composizione degli organi collegiali delle società a controllo pubblico debba assicurare l’equilibrio tra i genere, garantendo che il genere meno rappresentato ottenga almeno un terzo dei componenti di ciascun organo sociale”.

Nel caso di specie si rileva la prevalenza di un genere per i 4/5 del componenti del cda.