"Memoria del futuro" al primo festival di dottrina sociale

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Scrive la Referente DSC Benevento, Maria Fanzo: Si è svolto lunedì 23 novembre il primo Festival della Dottrina Sociale della Chiesa di Benevento. L’evento, in collegamento nazionale con il Festival di Verona, si è aperto con la piantumazione simbolica dell’albero del melograno ed a seguire il saluto dell’arcivescovo di Benevento, S.E. Monsignor Felice Accrocca e del sindaco, On. Clemente Mastella.

Questo primo Festival DSC Benevento è nato su iniziativa di un piccolo gruppo di organizzazioni: l’Arcidiocesi-Ufficio dei problemi Sociali e del Lavoro, l’Unione Cattolica Imprenditori e Dirigenti, Confindustria, Confcooperative, la Fondazione degli Studi del Beato Toniolo e il Gruppo Dottrina Sociale della Chiesa Benevento. Il tema di questa decima edizione del Festival DSC nazionale è “Memoria del futuro” che a livello locale è stata declinata con il titolo “Comunità tra impresa ed intrapresa” facendo riferimento ad un’idea di cambiamento e sviluppo che passa attraverso un ripensamento del legame tra comunità, imprese e cittadinanza attiva. Attivare un presente come luogo di relazione e di reciprocità dove le imprese e le intraprese dei cittadini e del mondo del no-profit danno forma ad un futuro possibile e sostenibile per tutti.

Con questo approccio si è aperta la seconda parte del festival che ha visto la condivisione di una riflessione tra i vari organizzatori prima della relazione del professore Lucio Franzese dell’Università di Trieste.

Il primo ad intervenire è stato Padre Diodato Maria Fasano, presidente della Fondazione degli Studi del Beato Toniolo-Sezione provinciale di Benevento che ha evidenziato l’importanza di questo nostro primo festival della dottrina sociale della chiesa a Benevento che nasce sullo sfondo di quello nazionale e si è dato il tema “La comunità tra impresa ed intrapresa. Padre Diodato ha evidenziato l’idea di un cambiamento e di sviluppo che passa necessariamente attraverso un ripensamento del legame tra comunità, cittadinanza attiva e impresa, fondato sulla fecondità dei valori etici e religiosi. Questo è anche il pensiero di fondo del Beato Giuseppe Toniolo considerato il maggiore economista e sociologo cattolico italiano. Attivare dunque un percorso come luogo di relazione di prossimità e di reciprocità tra imprese e intraprese dei cittadini e organizzazioni del mondo del non profit danno forma ad un futuro possibile e sostenibile per tutti se tutti lo sostengono. Il nostro Beato – ha proseguito Padre Fasano – oltre la sua profezia, la santità laicale al servizio della promozione di una economia per le persone e con le persone che investe in formazione, avviamento e lavoro dignitoso come San Francesco di Assisi afferma che solo chi fa esperienza di gratuità può dare vita a nuove economie. È la grandezza del cuore che dà un giusto valore al denaro e restituisce vita e bellezza al prossimo qualunque sia la sua razza e rispettabile convinzione. Fraternità e gratuità è l’esperienza di Francesco e di Toniolo che fonda l’economia del Papa, l’economia che guarda lo scarto e lo porta al centro, al termine ultimo delle sue realizzazioni di giustizia. In questa prospettiva il nostro festival di Benevento è un grande evento che è chiamato a tracciare un cammino come un nuovo patto tra giovani e disoccupati, giovani ed economisti ed imprenditori per dare un’anima all’economia del futuro che si basi oggi sulla fraternità, equità e gratuità nello sfondo di una ecologia davvero integrale. Questo nostro festival può dare il via ad una rete globale di giovani per realizzare una economia sociale che investe nelle persone, con le persone garantendo formazione, avviamento e lavoro dignitoso, mettendo in campo la santità laicale, ovvero un nuovo amore sociale, una nuova fortezza sociale, promuovendo l’intelligenza della carità".

Per l’Unione Cattolica Imprenditori e Dirigenti è intervenuto l’avvocato Gian Maria Villanova, che ha portato il saluto del presidente Biagio Mataluni assente per impegni fuori sede e che lo ha delegato a rappresentare questa associazione così antica ed importante che annovera tra i suoi presidenti ministri e personalità di rilievo della vita politico-economica italiana. La sezione di Benevento è stata istituita da circa un anno e mezzo annoverando tra i suoi soci persone di grande rilievo locale come il presidente di Confindustria Benevento, Filippo Liverini, e il dottore Ettore Rossi, responsabile dell’Ufficio per i Problemi Sociali e del Lavoro. L’obiettivo come associazione è quello di applicare, promuovere e divulgare la dottrina sociale della chiesa soprattutto nel mondo del lavoro. In merito al tema l’avvocato Villanova ha ricordato che 40 anni fa ci fu il devastante terremoto nel Sannio e nell’Irpinia. Questa circostanza ha evocato ricordi di infanzia in cui i propri genitori hanno ospitato dei fraticelli che rimasero senza casa e così fecero tanti altri più fortunati. Questo per rimarcare come in momenti di difficoltà gli italiani sono capaci di essere solidali, di tagliare il proprio mantello per soccorrere l’altro come fece San Martino. Riprendendo poi il discorso di Papa Francesco che invita i giovani a sporcarsi le mani, cioè di fare. Oggi il compito di chi fa impresa, di chi fa politica, di chi fa amministrazione è quello di portare i giovani ad interessarsi a fare, prima a dare poi a ricevere. Gli imprenditori e professionisti cattolici possono svolgere un ruolo importante nelle comunità dove operano, poiché grazie al proprio ruolo professionale possono svolgere una importante azione di tessitura delle relazioni sociali, oggi purtroppo piuttosto sfilacciate, promuovendo una nuova coesione sociale. Una nuova economia, un nuovo modo di fare politica ma anche un nuovo modo di relazionarsi che al centro le persone perché sono le persone che fanno l’economia, la politica, l’amministrazione e il benessere.

La parola è passata poi al presidente di Confindustria Benevento, Filippo Liverini che ha partecipato più volte al festival nazionale a Verona e alle giornate di pre-festival organizzate a Benevento negli anni passati. Il presidente di Confindustria a capo di un’associazione datoriale che annovera circa 340 aziende cerca di rappresentare il proprio pensiero come fa del resto anche nella propria impresa che nel 2016 è stata premiata insieme ad altre 10 imprese nel festival di Verona dal titolo “In mezzo alla gente”. Questo pensiero ha trovato concretezza anche all’interno dell’associazione. In questo periodo particolarmente difficile per la pandemia la Confindustria Benevento nel mese di aprile ha raccolto ben 340 mila euro tra le sue associate per sostenere l’ospedale San Pio di Benevento con l’acquisto di attrezzature necessarie a far fronte alle difficili problematiche del momento. In questi giorni sta partendo un’altra campagna importante dal nome DAD, dona alternative digitali, che ha raccolto già circa 30 mila euro che saranno donati alle scuole di Benevento con l’acquisto di circa 60 PC portatili per le famiglie bisognose del nostro territorio. Tutto questo per dire che anche in un territorio come Benevento dove le imprese soffrono siamo disposti a declinare una economia diversa, una economia basata non sulla massimizzazione del profitto ma con un profitto giusto che va anche al territorio. In questo anno sono stati diversi i momenti in cui si è cercato di portare la riflessione da una economia finanziaria ad una economia reale, ad una economia sostenibile, circolare, ad una economia dove bisogna valorizzare il capitale umano, dove bisogna dare più tutele ai lavoratori, più welfare. Probabilmente questo periodo così particolare aiuta anche noi imprenditori ad essere più pronti e più disposti ad un cambiamento radicale.

Il responsabile dell’Ufficio per i problemi sociali e il lavoro dell’Arcidiocesi di Benevento, Ettore Rossi, nel declinare la tematica odierna evidenzia la posizione dei giovani nella nostra comunità che ha bisogno di giovani intraprendenti se vuole essere una comunità intraprendente. Nella nostra realtà locale pur essendoci molti giovani laureati, tanti ancora sono in condizione di neet, ovvero che non studiano e non lavorano. Tale condizione protratta nel tempo provoca un grande scoraggiamento e gravi danni in cui i talenti dei giovani vengono mortificati e per riattivarli occorrono grandi sforzi che toccano tutta la comunità alla luce della Dottrina Sociale della Chiesa. Papa Francesco ha detto una frase molto interessante a proposito di questo, che la speranza di un futuro migliore passa sempre attraverso la propria attività e mai attraverso mezzi di sussistenza. Per sostenere giovani intraprendenti bisogna che ci siano anche comunità intraprendenti ovvero cittadini che si assumono l’onere della partecipazione perché le decisioni pubbliche devono tenere conto dell’apporto dei cittadini. È ormai ampiamente dimostrato che la comunità, cosiddetta Terzo Pilastro, se si indebolisce a cascata si indeboliscono anche gli altri due pilastri dello Stato e Mercato.

Infine, è intervenuto il presidente del comitato Confcooperative Benevento, Beniamino Zollo, che ha messo in risalto il ruolo principale delle cooperative ovvero quello di offrire mezzi e strumenti percercare diriparare una crisi che è senza precedenti. Bisogna porre attenzione sul clima, sull’innovazione, sull’agricoltura e non per ultimo il bene comune. È facile dire che la cooperazione svolge una funzione sociale ma è meno facile far nascere una cooperativa diversa e vederla crescere, affrontare insieme le avversità del mercato dominante. L’impegno di tutti ci permette di raggiungere quegli obiettivi e non dobbiamo aspettare ancora un prossimo virus per arginare i danni di oggi ma bisogna intervenire nell’immediato con sostenibilità davanti ai problemi odierni. La cooperazione è un mezzo per raggiungere il bene della comunità, non a caso anche in Confcooperative è stata regalata a tutti i delegati una pianta di melograno che ha una forte connotazione simbolica, formata di tanti semi che fanno un solo frutto.

Questa seconda parte si chiude con la relazione del professore Lucio Franzese dell’Università di Trieste dal titolo “Bene Comune tra Mercato e Istituzioni”. Il professore approccia il concetto di Bene Comune che proviene da lontano, dal mondo greco, da Platone e Aristotele, e attraverso la mediazione cattolica di Tommaso d’Aquino arriva fino a noi. Il concetto di Bene Comune è da distinguere da quello di beni comuni. Il Bene Comune è il bene che ci accomuna, che consente di stare insieme permettendo a ciascuno di sviluppare i suoi carismi senza ledere quelli degli altri. Il bene comune che in questo momento ci interessa,ci accomuna è la passione per la dottrina sociale della chiesa. Poi passa al concetto di mercato evidenziando che la costituzione italiana non tutela il mercato e di ciò si accorgono economisti e giuristi quando nel ’92 nasce l’Unione Europea. In merito al mercato evidenzia che si vive uno stigma del profitto che non deve essere demonizzato. Con l’Unione Europea è entrato nel mercato la sussidiarietà delle istituzioni.

Dopo la relazione del professore sono partiti i tre lavori di gruppo: quello degli imprenditori, dei giovani e dei cittadini i cui esiti sono stati presentati dai rispettivi animatori.

L’avvocato Villanov aper il gruppo degli imprenditori ha riportato le riflessioni che vedono la situazione segnata dalla contingenza della pandemia evidenziando la difficile situazione del comparto turistico e dei trasporti. Il settore dell’informatica, invece, ha fatto emergere delle grosse potenzialità con il largo utilizzo dello smart working che tuttavia necessita di infrastrutture come la fibra e banda larga. Le riflessioni si sono concluse con un appunto sul credito che in questo momento particolare non è stato sufficientemente vicino alle imprese in difficoltà anche alla luce della delocalizzazione dei centri decisionali degli istituti di credito: questa prassi ha finito, inesorabilmente, per smarcare il credito dal territorio, per creare una frattura forse insanabile tra realtà economica e fiducia degli istituti di credito, riducendo il rapporto creditizio ad una mera valutazione dei numeri riportati nei bilanci delle aziende. Infine, sempre nell’ottica del tema del festival, si è espressa preoccupazione per la perdita di rappresentanza delle aree interne alla luce della riduzione del numero dei parlamentari che significherà un invitabile regresso nelle relazioni politiche per il nostro territorio.

Il professore Carlo Mazzone, uno tra i dieci docenti più bravi al mondo, ha riportato il pensiero dei giovani sul lavoro che può svilupparsi sul nostro territorio mettendo in evidenza innanzitutto il fatto che i giovani desiderano essere ascoltati perché sono una riserva incredibile di energie in un territorioin via di desertificazione. Soltanto lo scorso anno sono andati via dal nostro territorio circa 3 mila persone. Questo aspetto è avvertito molto dai ragazzi al pari dell’abbandono scolastico da parte di tanti compagni che poi si devono accontentare di lavori poco soddisfacenti e mal retribuiti. I giovani hanno ritenuto importante far scoprire il proprio territorio come forma di appartenenza sfruttandone le bellezze in forme innovative di turismo. Altra forma di sviluppo lavorativo per i giovani del territorio può essere data dal digitale, dall’agricoltura di nicchia, quella biologica e dalla riscoperta di antichi mestieri come il fabbro, il falegname.

Infine Ettore Rossi porta la riflessione dei cittadini evidenziando l’importanza della formazione e quindi anche l’inserimento della educazione civica nelle scuole mettendo l’accento non solo sul perché si fanno le cose ma anche sul per chi. Il gruppo ha affrontato anche il tema dei diritti e dei doveri dei cittadini nonché l’impegno a sottoscrivere dei patti educativi di comunità per favorire la crescita delle nuove generazioni.

Le conclusioni sono state affidate all’arcivescovo S. E. Monsignor Accrocca che ha subito introdotto un interrogativo sul tema generale della Memoria del futuro declinando in termini di domanda: «C’è un futuro per la memoria?». Nel senso che il senso della storia sembra assottigliarsi a vantaggio dell’attualità. È la sociologia, sono i sondaggi oggi che attecchiscono non la ricerca sincera della verità storica e lo studio della storia anche nei programmi scolastici. Eppure, c’è un futuro nella memoria, o meglio è alla memoria, a quel patrimonio storico-culturale che ci è stato tramandato, perché in esso sono le chance per il futuro. In merito al turismo, le sue possibilità sono soprattutto nella nostra ricca storia: sono necessari però progetti seri, da raccordare sul territorio; anche la riscoperta di antichi mestieri, che può favorire un nuovo artigianato di eccellenza, deve essere collegata a percorsi artistici ed enogastronomici in un progetto organico. Questa progettualità può essere un argine sia per l’abbandono del territorio che per l’abbandono scolastico. Il nostro futuro è nella memoria. Quanto alla meritocrazia (se n’è parlato soprattutto in uno dei gruppi), la tematica è trasversale a tutta l’Italia: se non si avanza non per merito, se vanno avanti imprese che non hanno le carte in regola allora si ha un decadimento generale. In merito allo smart working, è necessario che si possa essere tutti allineati sul nastro di partenza. Se fibra o banda larga non sono in tutti i territori si creano forti squilibri: per questo, nelle grandi opere è opportuno procedere dalla periferia verso il centro, non viceversa, perché partendo dal centro non sempre si giunge poi alle periferie, alle aree interne, lasciandole in tal modo ancor più marginalizzate, a vantaggio delle grandi metropoli o delle aree costiere. Infine, il senso del dovere nasce dal senso di appartenenza, e come per la banda larga e per altre opere infrastrutturali bisogna partire dalle periferie, per le comunità bisogna partire dalle fasce deboli per ripensare la società. C’è una memoria del futuro? Dobbiamo convincerci che il nostro futuro è nella memoria.