Charlie Hebdo, la difesa della libertà non ha confini

- L'Erba Vaglio di Carlo Panella

Ancora, in un freddo giorno d'inverno; ancora, non è contenta di sangue la belva umana; ancora, s'ammazza in nome di dio...
Due fratelli criminali, con la complicità di un terzo, hanno ucciso stamane a Parigi dodici persone, otto giornalisti e vignettisti di un settimanale satirico, due agenti di polizia e due presenti sul luogo del crimine, undici i feriti. Sono stati individuati in serata a Reims.

Da quel che si sa, stavolta, il dio del quale i tre si sono fatti i sicari è quello dell'Islam, ma nessuna religione può sentirsi assolta da tali eccidi: in passato, com'è noto, si è ucciso, e tantissimo, in nome del dio dei cristiani. Sia in passato che ora, i criminali orgogliosamente religiosi hanno avuto e hanno come principali obiettivi gli intellettuali, gli scienziati (come Galileo Galilei costretto all'abiura) o i filosofi (come Giordano Bruno bruciato vivo), per citarne due del passato.

Nel presente, i più feroci sono gli omicidi islamici che non possono tollerare coloro che scrivono liberamente dei loro venerati (come lo scrittore Salman Rushdie, inseguito da decenni da una condanna a morte, emessa da capi religiosi, e costretto a vivere in clandestinità) o della loro religione come il regista olandese Theo Van Gogh trucidato e poi sgozzato solo per aver realizzato un cortometraggio sull'Islam.

Morti di singoli individui o persecuzioni di forte impatto simbolico sono stati intervallati da attentati dinamitardi con migliaia di uccisi, una decina d'anni fa, in Spagna prima e in Inghilterra poi. E da stragi meno conosciute ma con numerosissime vittime anche in Africa, verso inermi fedeli di confessioni diverse, cristiana in particolare. Senza contare le periodiche incursioni in sinagoghe in Israele, e non solo, contro i professanti la religione ebraica.

Stamattina, l'aggressione a Parigi è stata di una ferocia e di un impatto simbolico davvero notevoli; nella patria per eccellenza degli illuministi, di coloro che hanno opposto i lumi della ragione all'oscurità degli assolutismi, religiosi e non solo, prevalendo dopo decenni non senza martiri e violenti contrasti. Non solo rileva il numero delle vittime, dodici, ma come sono state uccise - con troppa facilità data la loro massima esposizione -, durante una riunione di redazione.

Nella nostra società della comunicazione del 2000 del giornalismo è stata colpita la parte più libera, perché per definizione irriverente, cioè la satira e nell'esercizio delle sue funzioni. Satira che il settimanale bersagliato, Charlie Hebdo, non solo faceva di proprio, anche sull'integralismo islamico, ma che con spirito di solidarietà aveva pure importato, ospitando le vignette satiriche sul profeta dell'Islam edite dal giornale danese Jilland Posten che provocò addirittura una crisi nei rapporti diplomatici tra Danimarca e alcuni paesi arabi. Da allora il settimanale francese è entrato nel mirino dei criminali, subendo vari minacce e attentati.

Al giovane direttore caduto stamane, da tempo ufficialmente condannato a morte, era stato assegnato anche un agente di scorta, che nulla ha potuto stamane contro il raid organizzato di tutto punto dai sicari, sicuramente a loro agio coi kalashnikov e, si può solo supporre, con le preghiere.

Noi che facciamo i giornalisti, pur così distanti da Parigi, non possiamo non scrivere a titoli cubitali, anche qui a Benevento, Nous sommes Charlie Hebdo, sottolineando il coraggio di quei giornalisti che sapevano di rischiare, ma non hanno fatto marcia indietro.

Noi siamo Charlie Hebdo, contro tutti gli assassinii perpetrati in nome di un dio e contro tutti gli integralisti e gli intolleranti che vogliono imporre l'etica della loro religione a tutti, che vogliono limitare e distruggere la libertà di stampa e di espressione perché se ne sono sentiti offesi.

Nous sommes Charlie Hebdo perché siamo per l'intangibilità del supremo valore della libertà e quindi della laicità, perché ognuno possa dire la propria, criticare e comportarsi come meglio crede. Una vignetta, una parola non hanno mai ucciso nessuno. I credi religiosi invece di donne e uomini ne hanno uccisi tanti, se e quando sono stati privi di tolleranza e di rispetto per chi non crede o chi crede in un altro dio.

Noi abbiamo il massimo rispetto per le religioni e per chi le professa, coloro che credono debbono averne per gli altri: tale reciprocità è irrinunciabile.

Valori e prassi come la libertà e la democrazia, tanto costati all'umanità che finalmente ne può godere, purtroppo non sono stati ottenuti una volta e per sempre. Ecco perché tutti i comportamenti che le limitano, a chiunque vive sui nostri territori, vanno impediti, indipendentemente dalle convenzioni religiose. Perché dobbiamo essere convintamente orgogliosi di essere liberi e democratici.

Il fatto poi che entrambe, libertà e democrazia, siano colpite, da bombe, stragi o a colpi di kalashnikov come oggi a Parigi (o più lontano, nel villaggio globale) non può farci sentire al sicuro, né può giustificare l'indifferenza, anche in un giornale locale. Serve il più esteso coraggio civile su questi temi, e non solo dei giornalisti, ma dei cittadini tutti. Nella loro vita quotidiana, debbono pretendere tale rispetto.

E serve una fermissima contrapposizione degli apparati repressivi degli stati contro questi sanguinari, che possono essere ovunque, soprattutto con un preventivo lavoro di intelligence. I due fratelli assassini francesi sono di ritorno dalla Siria dove probabilmente si sono addestrati a uccidere, in quella terra martoriata da una lunga guerra civile diventata guerra religiosa.

E poi, più in alto, bisogna smettere di considerare la politica estera solo una sede per affari economici, più o meno leciti: in particolare nei rapporti con quegli Stati - e non solo di quelli detti 'canaglia' - che la libertà d'espressione negano o ne fanno un mero optional.

Quando è pacifica e dialogante, la religione, ogni religione, può essere un sollievo per gli uomini e le donne, una speranza, nell'attraversare le difficoltà e l'inesorabilità della vita. Se invece è bellicosa e integralista in suo nome non ci si fa problema a toglierla, la vita, agli altri.

E la strage di Parigi ne è stata solo l'ultima riprova. Ci si mobiliti - come subito e meritoriamente hanno fatto i francesi scendendo in massa in piazza - perché non dobbiamo raccontarne altre. Nous sommes Charlie Hebdo !