In te mi specchio: la fiducia è l'elemento sostanziale che spiega la sopravvivenza delle società e della specie umana

- Zoom di Anna Maria Panella

Ci sono scoperte scientifiche che assumono immediatamente un'alta portata filosofica ed esulano dal proprio specifico campo di ricerca perché sollecitano interessi e curiosità più ampi. Generalmente hanno a che fare con gli interrogativi fondamentali della vita e della maniera degli umani di stare al mondo. Si pensi solo a Darwin e a tutti gli effetti collaterali suscitati dalla sua Origine delle specie. Una forte risonanza in tal senso ha prodotto la scoperta sul finire del secolo scorso dei "neuroni specchio" da parte del neuroscienziato italiano Giacomo Rizzolati. Lo studioso ne parla con chiarezza in un discorso a due (molto opportuno data la natura reciproca dell'argomento) con Antonio Gnoli, giornalista culturale de "La Repubblica".

L'intenso dialogo ricostruisce le tappe fondamentali della ricerca strettamente legate alla biografia dello scienziato. Evidenzia, in particolare, l'importanza della collaborazione tra ricercatori di vari paesi e la fortuità delle scoperte che si realizzano, però, solo quando si prepara loro il terreno e quando si ha coraggio di descrivere qualcosa di inaspettato senza temere di mettere a rischio la propria reputazione nella comunità scientifica.

Ma che cosa sono i neuroni mirror?

"Sono un tipo particolare di cellule dotate della particolarità di attivarsi sia quando osserviamo un'azione sia quando la compiamo noi stessi. Insomma, sono i neuroni dell'empatia". Ad esempio, esperimenti realizzati sulle scimmie (parenti prossimi) hanno dimostrato che alcuni neuroni si attivavano negli animali sia quando i ricercatori davano loro del cibo sia quando viceversa erano loro a portare il cibo verso la bocca.

Siamo, quindi, predisposti alla comprensione dell'altro se l'azione che osserviamo in qualcuno attiva gli stessi neuroni che agiscono quando siamo noi a compierla. Ė facile immaginare come una tale scoperta risvegli annose questioni filosofiche riguardanti l'essenza della natura umana. Se l'empatia ha una base naturale, vince lo zoon politikon sull'homo homini lupus, avrebbe avuto ragione Rousseau col buon selvaggio rispetto al legno storto di cui secondo Kant sarebbe fatta l'umanità. Ma, ancora una volta, la questione è più complessa.

La capacità innata di immedesimarsi nell'agire dell'altro ( la storia e la quotidianità insegnano) non esclude l'intolleranza in tutte le sue forme. "I modelli culturali interagiscono con i meccanismi biologici e possono modificarli anche profondamente. Nasciamo con un meccanismo che fondamentalmente ci predispone a far parte di una società e quindi ad aver empatia verso gli altri. Poi interviene la cultura".

Al tempo di Trump trionfante (le cui tesi ideologiche rivelano un forte appannamento dei neuroni mirror e la cui chioma denuncia chiaramente una scarsa frequentazione degli specchi tout-court), può essere di conforto quanto afferma Rizzolati a proposito delle caratteristiche naturali del genere umano: "A me non dispiace sapere che nasciamo con un atteggiamento positivo verso gli altri. Non siamo affatto delle carogne. A scanso di equivoci non sto sostenendo la tesi alla Rousseau per cui l'uomo nasce buono e la società lo travia. Noi veniamo al mondo con delle predisposizioni fondamentalmente positive verso gli altri, ma poi deve essere la società a modularle. Se davanti a un ascensore vedi un cartello con sopra scritto Guasto, non sali, no? Hai fiducia in chi l'ha scritto. Non pensi sia uno scherzo.

Ecco, la fiducia è alla base delle nostre scelte. Può diventare conformismo oppure ottusità. Ma all'inizio è una risorsa biologica magnifica. È un modo diverso di chiamare l'empatia. Mi fido di te. Tu ti fidi di me. So che posso imitarti o essere imitato. È la nascita del consorzio umano. Delle relazioni tra esseri umani. La vasta tessitura dell'umano". La fiducia che trama l'agire quotidiano, poco rilevata o data per scontata, è forse l'elemento sostanziale che spiega come mai, nonostante tutto, sopravvivano le società e la specie umana non si sia ancora estinta.

Giacomo Rizzolati Antonio Gnoli
In te mi specchio
Rizzoli,2016