Piccolo dizionario delle malattie letterarie: spesso si contraggono nell'infanzia, sono poco soggette a cure e per di più contagiose

- Zoom di Anna Maria Panella

La persistenza tenace e millenaria del libro, anche nei nostri tempi tecnologici che lo danno periodicamente per spacciato, dipende anche dal fatto che è un bell'oggetto. Un oggetto decisamente riuscito. Maneggevole, piacevole al tatto, dal buon profumo discreto, ergonomico, ben proporzionato, facilmente trasportabile...
A questa complessiva piacevolezza del manufatto sembra aver pensato innanzitutto Marco Rossari rivolgendosi alla piccola geniale casa editrice triestina Italosvevo che li produce particolarmente belli. Ha scelto, infatti, per il suo testo una raffinata carta grigia su cui spicca in azzurro il titolo, Piccolo dizionario delle malattie letterarie, affiancato dal disegno in bianco e nero di una boccetta medicamentosa. All'interno le pagine sono lasciate volutamente ancora cucite, sicché per leggerle bisogna procurarsi quel vecchio arnese ottocentesco dello sfoglia carte e staccarle a una a una. Perciò prima ancora che sul contenuto ci si sofferma per un bel po' sulla bontà del manufatto.

In quanto all'argomento, questo fa tutt'uno con la passione per il libro in quanto supporto della letteratura. Tale passione, accomunata nell'etimo alla patologia, è appunto una malattia che spesso si contrae nell'infanzia, è poco soggetta a cure ed è per di più contagiosa. Dopo queste premesse, l'autore snocciola dalla A alla Z l'elenco delle malattie letterarie i cui nomi sono naturalmente ricavati dallo stesso mondo. E non risparmia ironiche frecciate a chi, a diverso titolo, vi appartiene (autori, lettori, critici, editori). Qualche esempio, alla rinfusa tra i più divertenti.

E = Eco [disturbo di]: singolare tendenza nel paziente a far parlare i personaggi come un professore di semiotica.

D = Dostoevskjite: infezione al mesencefalo, può spingere alla epilessia, all'omicidio o a sfornare un capolavoro dietro l'altro. - Magari mi venisse una bella dostoeskijite!

P = Proust [metodo di] prezioso rimedio contro l'Alzheimer con agevole bugiardino in sei volumi.

G = Gomorrea: malattia venerea contraibile con impegno. Sintomi: ipertrofia della prosa, ridondanza retorica, forte propensione all'orazione civile.

C = Camilleri [sindrome di] : ipertrofia gergale determinata da dialetto, può essere causa di illeggibilità o di straordinario successo editoriale.

C = Creatività: stato di isteria vanagloriosa curabile con una lunga serie di martellate sui piedi.

B = Bibliofilia: forma di perversione erotica che spinge il paziente a trarre piacere dall'accumulo di polvere sopra libri intonsi.

B = Beckettiano: diagnosi erronea che scambia la mancanza di ispirazione per afasia. - È beckettiano? - Più che altro non ha un c*.... da dire

P = PPP: forma di vacua allucinazione. Io so. Io so cosa direbbe PPP, ma non ho le prove...

I = Intellettualite: pericolosa infezione encefalopatica che spinge a leggere Bachtin mentre il resto d'Italia guarda Sanremo.

H = Happy ending: prozac narratollogico

Chi legge può naturalmente selezionare tra le varie voci quelle che più gli corrispondono e trovare conforto nel messaggio finale che l'autore affida al bugiardino che, come in ogni farmaco che si rispetti, accompagna il libro: " Perché guarire? La letteratura è una febbre bellissima. Fidatevi: un bugiardino dice sempre la verità".