Don Giambo: Mi ha spostato il vescovo. Contro la camorra non si deve arretrare. Il Comune? Né collaborativo, né solidale

- Opinioni di Carlo Panella

Nuova intervista, questa volta video, rilasciata da Don Giuseppe Umberto Mastronardi, Don Giambo, prete anticamorra, trasferito da Bonea, dove è stato parroco per 4 anni, a Paupisi in aggiunta al parroco locale.

La sua storia è nota e Il Vaglio.it l'ha approfondita, con servizi e commenti, perché è esemplare, paradigmatica: sia perché dimostra la estesa esposizione del Sannio alla criminalità organizzata, sia perché fa capire quanto ancora ci sia da fare per attrezzarsi a contrastarla, anche tra i vertici della arcidiocesi di Benevento. Che di fronte alle contestazioni ricevute per lo spostamento imposto a Don Giambo si è chiusa a riccio, opponendo il rispetto della propria autorità in quanto tale.

La vicenda si è snodata per 4 anni, ma ha avuto un'accelerata dall'attentato all'auto del prete di febbraio, al trasferimento in questi giorni deciso dall'arcivescovo di Benevento Andrea Mugione. Il punto di vista in merito del sacerdote è stato poi chiarito nell'intervista dello scorso 17 novembre al giornale cattolico nazionale online Papaboys (dell'omonima associazione), di cui pure abbiamo dato conto. Stavolta Don Giambo ha specificato alcuni punti importanti nell'intervista a usertv.it di Cervinara.

In particolare il prete anticamorra ha subito e nettamente smentito le dicerie sulle sue dimissioni dalla parrocchia di Bonea. Il sacerdote ha scandito che, sempre, da quando ha subito, minacce, agguati e attentati e fino all'ultimo è voluto restare al suo posto e là sarebbe voluto rimanere. In questi anni, più volte è stato chiamato a Benevento, dalla Curia arcivescovile di Benevento, per proporgli d'andar via. Due volte nell'ultimo periodo: la prima volta dal vicario generale Don Pompilio Cristino ponendogli un'esigenza pastorale, esigenza che Don Giambo però non ha compreso, e la seconda volta dal vescovo Andrea Mugione. Entrambe le volte alla proposta di trasferirsi ha risposto che stava bene lì dov'era a Bonea e non voleva andare via. "Ha deciso il vescovo", ha scandito il sacerdote.

Per Don Giambo il trasferimento è dipeso da "incomprensioni tra la Curia e il paese, bisognerebbe sapere cosa hanno riferito in Curia di vero o di falso, ma non voglio soffermarmi su questo aspetto, perché i fatti parlano da soli.... 4 anni fa ho trovato un paese disponibile e impaurito.

La mia pastorale non è stata quella del picnic, organizzando gitarelle. Ho voluto sanare le ferite di questo popolo tramite l'incontro con il Vangelo e così Bonea si è risvegliata ed è diventata punto di riferimento, ma per l'incontro del popolo con Dio, non per merito mio. Io non ho voluto il trasferimento, in Curia non sono mai andato per mia scelta, mi hanno sempre chiamato.I tentativi intimidatori, fino all'incendio dell'auto, sono dipesi dalle mie omelie nelle quali però io predicavo il vangelo; ma a quelli che agiscono contro il bene, ai corrotti che volevano rimanere in santa pace quelle parole danno fastidio per questo hanno cercato di farmi tacere, ma la verità di Cristo non può tacere...

La Chiesa ha fatto molto contro camorra, anche con sacerdoti che hanno perso la vita in Campania e in Sicilia. E allora l'invito che faccio ai sacerdoti e soprattutto ai vescovi è: difendiamo la verità del Vangelo, costi quel che costi... Prendiamo esempio dagli Apostoli quasi tutti (11, tranne San Giovanni morto di vecchiaia) sono morti per testimoniare la verità... Non si può scappare davanti all'ingiustizia, davanti alla prepotenza della camorra o del potere economico... E papa Francesco l'ha fatto scomunicando la camorra. Se non si agisce nella luce del Vangelo, non ci sarà sintonia né con Cristo, né con l'Eucarestia che noi celebriamo...".

E poi Don Giambo ha anche aggiunto rispondendo alle domande dell'intervistatore: "A Bonea l'istituzione politica avrebbe potuto fare molto al mio fianco... Devo ricordare che quando mi è stata incendiata la macchina non ho avuto alcun atto di solidarietà da parte della politica. Solidale con me è stata la gente comune, quelle famiglie che lavorano con onestà... In questi 4 anni non c'è stata una collaborazione con l'amministrazione comunale, in quanto le mie disposizioni non venivano considerate in modo giusto. Tra me e l'amministrazione c'è stata incomprensione, ma comunque io sono fiero di essere andato avanti nel Vangelo di Cristo e non con le bandiere politiche...".
Il link di usertv dove vedere e ascoltare l'intervista integrale