Le briciole lasciate cadere dal Signor Zeta e raccolte da chi lo stava ad ascoltare

- Zoom di Anna Maria Panella
Hans Magnus Enzensberger
Hans Magnus Enzensberger

La sensazione prevalente che provoca la lettura del Signor Zeta di H.M. Enzensberger (scrittore, saggista e poeta tedesco) è quella di muoversi in un tempo sospeso e imprecisato nonostante siano molteplici nella narrazione i riferimenti alla contemporaneità. Il racconto procede per aforismi, numerati in progressione, sorta di esercizi mentali praticati dal Signor Z. seduto su una panchina assieme ad ascoltatori occasionali.

"Il signor Zeta bisogna figurarselo come una persona che non rivela i suoi secondi fini, che affronta le sue preoccupazioni senza perdere il controllo e rinuncia malvolentieri al lato buono delle cose. Tarchiato e rotondetto di corporatura, salterà all'occhio di chi lo osserva soltanto per la sua pacatezza e per l'uso dispendioso che fa del suo tempo. Seppure ha una professione, non ne parla mai. I suoi occhi grigio-azzurri sono ben svegli, ma guardandolo attentamente si nota che è miope. Col suo vecchio vestito fuori moda, dalla fantasia sale e pepe, porta una bombetta marrone che solitamente poggia accanto a sé sulla panchina".

La voce narrante appartiene a uno dei fedelissimi ascoltatori. Sono solo tre quelli rimasti fin in fondo della moltitudine casuale ed eterogenea di passanti che ogni tanto si fermava a sentire le considerazioni del signor Z., lasciate cadere come briciole, come precisa il sottotitolo del libro. I tre adepti hanno raccolto appunti delle conversazioni svolte sui temi più svariati dopo che il signor Z., sopraggiunto l'inverno, sparisce misteriosamente così come era apparso. L'uomo con la bombetta è critico ma mai categorico. Rifugge dai moralismi perché solo la parola poetica smuove gli animi e, inoltre, lui non vuole convertire nessuno. Il suo approccio è lieve e venato d'ironia che non risparmia a nessuno, soprattutto a se stesso: "Rimproveratemi non appena minaccio di diventare profondo".

Gli argomenti esaminati sono tanti. Una volta "Z. si lamentò che la maggior parte delle persone erano povere di idee quando si arrabbiavano. È nell'insulto - prosegui - che si vede il maestro. Quando Karl Marx definisce il suo avversario Bakunin un Maometto senza Corano, rivela non solo la sua avversione, ma sopratutto la propria perspicacia. In questo era stato superato soltanto dal burbero e talentuoso Schopenhauer.

Questi aveva dato il meglio di sé parlando di Fichte: Ha detto cose che mi hanno spinto a puntargli una pistola al petto e poi dire: Ora morirai senza pietà; ma per amore della tua povera anima, di' se con tutte quelle chiacchiere senza senso avevi in mente qualcosa di comprensibile o ci hai semplicemente preso in giro".

Un giovane filosofo importuno che l'aveva ascoltato a lungo gli rimproverò di non dire nulla di nuovo. "Purtroppo - disse Z. - che la censura non sia una buona idea, che la schiavitù non sia divertente per gli schiavi, sono cose che vanno ripetute in continuazione anche se le abbiamo sentite infinite volte. La politica è l'eterno ritorno dell'uguale. E non solo la politica!

Anche la cultura è un ruminante. Prestate attenzione anche solo ai prefissi in serbo. Tutto ciò che comincia con neo-, retro-, post-, è storia vecchia si potrebbe quasi credere che non ci venga in mente nulla di nuovo".

Quest'ultima riflessione del signor Z. sembra ribadire il pensiero di Goethe secondo il quale tutte le cose intelligenti sono state già pensate, bisogna solo, ripensarle. E spiega, almeno in parte, la sensazione iniziale del lettore di assistere allo svolgersi della vicenda in un contesto di assoluta atemporalità.

--- Hans Magnus Enzensberger, Considerazioni del Signor Zeta ovvero Briciole da lui lasciate cadere, e raccolte da chi lo stava ad ascoltare (Einaudi)