Nessun'altra procedura è possibile per il mancato progetto ipotizzato a Piazza Risorgimento e nel terminal

- Opinioni di Pompeo Nuzzolo
Il Terminal nell'area dell'ex Collegio la Salle
Il Terminal nell'area dell'ex Collegio la Salle

“Il progetto del Comune di Benevento per piazza Risorgimento e il Terminal da riqualificare non è andato in soffitta, ma va rivista la procedura” è quello che ha detto l’assessore comunale ai lavori pubblici, Mario Pasquariello. Nel dibattito consiliare sulla mozione riguardante il project-financing su detto progetto, è invece emersa l’opportunità di annullare il bando. Non conosco il bando ma so, non solo per esperienza, che i bandi contengono un termine, scaduto il quale non produce alcun effetto.

Annullare un bando scaduto che ha esaurito i sui effetti mi sembra solo consumo di carta. Non conoscendo il fascicolo penso che la annullamento debba riguardare l’atto che ha prodotto il bando. Preso atto che la maggioranza nel Consiglio Comunale di Benevento conosceva il parere dell’avvocato che suggeriva di esercitare il potere di autotutela, come indicato dall’Anac (Autorità Nazionale Anti Corrizione), per cui anche la seduta di Consiglio ha avuto solo la funzione di mostrare la forza del potere della maggioranza alla minoranza che non era a conoscenza del contenuto del parere chiesto dall’amministrazione, bisognerebbe capire il significato delel aprole di Pasquariello: “non mandare il progetto in soffitta ma va rivista la procedura.”

Il progetto fu presentato come project e come tale portato avanti fino a quando l’Anac non ha rilevato la mancanza di un elemento essenziale: la quota del 51% del capitale privato sul costo per la realizzazione dell’opera progettata. Ora, senza spiegare in che modo al Consiglio e quindi alla città, si vorrebbe utilizzare il progetto cambiando le procedure.

Non esiste la procedura migliore perché le procedure sono tipitizzate in funzione dell’obbiettivo che si pone la legge. Il progetto è stato proposto dal promotore privato e quindi è di sua proprietà. E’ il privato che ha scelto il professionista con il quale ha stipulato un regolare contratto, pattuendo il dovuto corrispettivo.

Comprare il progetto significherebbe non solo succedere al privato e accollarsi il costo dell’opera intellettuale del professionista che, per caso, è poi diventato
dirigente del Comune, dopo la presentazione del progetto, ma significa anche escludere gli altri professionisti dal partecipare all’affidamento dell’incarico. E’ legittimo per l'Ente l’accollo di un debito privato?

Potrebbe essere possibile compensare il promotore per il costo sostenuto per presentare la sua proposta di project andata a male, per causa non del Comune ma del promotore stesso? Direi di no. La legge consente al privato di presentare un’iniziativa con la formula del project anche senza che l’opera sia nella pianificazione del Comune purché ci sia un investimento di capitale del 51% e un piano economico che dimostri che la gestione dell’opera remuneri
il capitale investito compresi gli utili. Il piano deve essere asseverato dalla banca che fornisce il capitale o da una società autorizzata. La mancanza di partecipazione nel capitale al 51% impedisce persino la gara, prevista dalla normativa, per il semplice motivo che non è presentabile nemmeno a una società d asseveramento. Di fatto è un progetto non utilizzabile.

Infine una riflessione, Il sindaco di Benevento ha affermato che il promotore, la società Lumode, “ha manifestato il sopravvenuto disinteresse all’iniziativa non ritenendo suscettibile dell’incremento la quota di finanziamento privato proposta". Se la manifestazione di interesse è stata formalizzata, sarà opportuno parteciparla almeno al Consiglio comunale. Se tale manifestazione fosse stata solo orale, credo sia opportuno tenere il Comune lontano da ogni danno, perché l’errore sarebbe nella proposta stessa.