Il Diario dell'Argonauta. 53 - Tra le “fate” della Cappadocia per fermare il tempo

- Opinioni di Anteo Di Napoli

Ero stato in Turchia con mia moglie nel 2005, trascorrendo quattro giorni nella meravigliosa Istanbul, già Costantinopoli, capitale dell’Impero Ottomano e prima dell’Impero Romano d’Oriente (l’Impero Bizantino, invenzione storiografica francese del XVIII secolo, non è mai esistito). Era un periodo della vita in cui mi sentivo “totipotente” e coniugavo i verbi al futuro. Adesso che un “intenso presente” è il mio solo orizzonte possibile, vi sono tornato per visitare la Cappadocia e altre regioni dell’Asia Minore, antica definizione dell’area al centro della civiltà ellenistica, caratterizzata dall’incontro tra mondo greco e orientale e nata dalle imprese di Alessandro il Grande.

La scelta del tour è stata fatta per la possibilità di visitare anche Efeso, con la sua celeberrima Biblioteca di Celso. La città ospitava una delle sette meraviglie del mondo antico, il tempio di Artemide, di cui resta solo una colonna, incendiato il 21 luglio 356 a.C., la stessa notte della nascita di Alessandro, il quale avrebbe interpretato l’evento non come coincidenza, ma come segno della sua origine divina.

Il valore aggiunto del viaggio è stata la presenza di tanti giovani. La riminese Sonia, esperta fotografa, che mi ha insegnato a usare il grandangolo con finalità “artistiche”. Bella ragazza, mi è sembrato che lo fosse ancor di più, in quanto per fisionomia e struttura fisica (alta, bionda, snella) mi ha ricordato mia moglie e la nostra giovinezza. Suo “difetto” avere un fidanzato, Thomas, carinissimo ma tifoso accanito di una squadra innominabile…

L’eugubino Luigi, con la dolce Laura, ragazzo adorabile, che ha avuto nei miei confronti atteggiamenti così affettuosi da suscitare in me una forma di “istinto paterno”.

La simpatia per Oriana e Gaetano, ragazzi “irlandesi” di Avezzano, mi ha indotto a tentare di dissuaderli dall’idea di trasferirsi a Roma, spaventandoli con storie di traffico, rifiuti e cinghiali…

E poi Annabella e Alessandra, sorelle di Battipaglia a me particolarmente simpatiche, anche per avere un papà mio coetaneo.

Ma una cilentana, come suole dire scherzosamente mia moglie, parte comunque già avvantaggiata ai miei occhi, per il solo fatto di essere conterranea della mia “amica speciale”, Francesca, ragazza con infinite qualità, ma speciale per me forse soprattutto per il dono raro di “essere” gioia di vivere.

È una qualità che cito non a caso parlando di un viaggio, perché viaggiare è un altro modo di fare il pieno di gioia di vivere, di nutrirsene, addirittura con voracità se non si è più giovanissimi. Non a caso, pur avendo sempre amato viaggiare, adesso ne ho una necessità quasi continua.

Nell’ultimo anno mia moglie mi prende molto in giro per la mia “metamorfosi”, espressione con cui definisce la mia “battaglia impossibile” contro il tempo: “Ormai ho un toy boy per marito”, mi dice ogni tanto semiseria.

Eppure, nel corso del viaggio in Cappadocia, c’è stato un momento in cui il tempo è divenuto “adimensionale”, quando per circa un’ora abbiamo sorvolato in mongolfiera la valle incantata dei “camini delle fate”. Si tratta di formazioni laviche coniche, talora simili a funghi, modellate dall’acqua nel corso dei millenni, divenute dimore troglodite, come testimoniato dai fori regolari scavati nel tufo dei “camini”. Villaggi rupestri con numerose chiese splendidamente affrescate sono visitabili in tutta l’area. Vista dall’alto la valle sembra un paesaggio irreale, quasi extra-terrestre, punteggiato da pinnacoli e solcato da canyon, con colori dai toni cangianti a seconda della luce, dal verde al grigio, dal rosso all’oro.

Per godere di tanta meraviglia è necessario alzarsi alle quattro del mattino (le tre per il nostro organismo con fuso orario italiano) e raggiungere prima dell’alba l’area dove centinaia di mongolfiere stanno per essere gonfiate, illuminandosi nella notte come stelle di fuoco. Quando albeggia si alzano in volo tutte insieme e l’incredibile spettacolo ha inizio. Vedere dalla mongolfiera il disco del sole emergere dai monti è stata un’emozione paragonabile alla prima vista della persona di cui ci si innamorerà.

Altri luoghi incantati del viaggio sono stati il Lago Salato, sulla cui superficie si cammina, e le straordinarie “cascate pietrificate” di Pamukkale, di un abbacinante colore bianco, dovuto alle acque calcaree che digradando dall’altopiano hanno creato pareti che sembrano di cotone, con stalattiti e vasche in cui si cammina a piedi nudi. Presso il sito, visitatissimo già nell’antichità per le presunte proprietà curative delle acque termali, fu fondata Hierapolis, i cui resti di età ellenistico-romana sono ben conservati, in particolare il magnifico teatro.

Ripensando ai diciassette anni trascorsi dalla prima visita in Turchia, il tempo è stato benevolo solo per la mia passione calcistica: mentre ero a Istanbul nel 2005 il Napoli giocava la semifinale dei playoff di serie C contro la Sambenedettese… Oggi è primo in serie A e nel girone di Champions League. A proposito: ho visto la partita contro i Glasgow Rangers direttamente dal televisore di Alfonso, l’amico del cuore, raggiunto a Benevento con una videochiamata Whatsapp di due ore!

È proprio vero che in amore, qualsiasi amore, se la fantasia va al potere non conosce ostacoli…