La celebre trave nel proprio occhio non vista dall'amministrazione civica mastelliana

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Palazzo Mosti, sede del Comune di Benevento
Palazzo Mosti, sede del Comune di Benevento

Non si contano più i nastri tagliati in questi giorni da parte di un sindaco Mastella in resiliente funzione di trottola e al servizio della candidatura della moglie Lonardo a Montecitorio nelle prossime elezioni politiche. Davvero, è quasi impossibile stargli dietro – salvo chi è ‘embedded’ per crociere fra progetti.

E pensare che, con sprezzo del pericolo, nella seduta di Consiglio comunale di lunedì 19 settembre, l'assessore mastelliano ai lavori pubblici Pasquariello, sodale del primo cittadino in alcune delle intemerate da inaugurazione (restiamo agli ultimissimi giorni: contrada Serretelle, il tour dei Pics, il sopralluogo sui lavori a palazzo Mosti, il parco giochi inclusivo, il teatro Comunale, l'illuminazione in contrada Madonna della Salute, la ciclabile), ebbe a dire, contro l'opposizione in cerca di chiarezza sul progetto Lumode,“che siamo in un periodo di comizi elettorali, ma essi non si fanno qui, ma in altri luoghi”.

Una singolare dimenticanza, la classica trave nei suoi occhi, che attribuisce alla dialettica democratica in sede istituzionale il valore propagandistico e all’amministrazione della cosa pubblica in questi tempi un valore – esso sì - propagandistico

Pasquariello ha poi fatto meglio, secondo il racconto di Gazzetta di Benevento della ricordata seduta consiliare e sempre a proposito della riqualificazione inserita nel Piano Periferie. Confessando, magari involontariamente e sfoggiando al tempo stesso un basso profilo da invidiare: “Il progetto di piazza Risorgimento e del Terminal da riqualificare, non è andato in soffitta ma va rivista la procedura”. Ben prima degli aspetti 'critici' segnalati dai movimenti civici (AltraBenevento il Comitato 'Giù le mani dal terminal bus') e raccolti dalle opposizioni, c'è quest'ammissione per cui, appunto, si ricorda una procedura evidentemente adottata e però da rivedere.

Non è il caso di tornare su elementi tecnici risaputi e approfonditi in ogni sede (la percentuale di compartecipazione del privato al progetto e la sua 'revisione' da parte dell'Anac – per esempio), oggetto di valutazioni competenti e aspre critiche, in aula consiliare, nella società e a mezzo note stampa; nell’ambito di quelli politici, però, è possibile far seguire a tale dichiarazione che minimizza con eleganza un modesto quesito: la procedura da rivedere di quel progetto chi l'ha posta in essere? Forse, l
'opposizione? Le cavallette? Il destino cinico e baro?