Il neotribalismo della politica favorisce l'astensionismo e nutre il servilismo: in più, incita a sfogarsi sui social...

- Opinioni di Luigi De Nigris

A pochi giorni da un importante appuntamento elettorale continuiamo ad assistere ad un dibattito politico privo di contenuti interessanti o di soluzioni per attenuare l’insicurezza di un intero Paese. D’altronde, votare con una legge elettorale con liste bloccate è sintomo di una politica miserevole e cialtrona. Priva di idee e di coraggio. Una politica che continua a produrre una miriade di piccoli potentati autonomi che indeboliscono e compromettono nel medio termine la governabilità. L’assenza di un robusto punto di appoggio intellettuale, culturale e politico, in grado di sviluppare una forte azione di cambiamento, ha infatti favorito una politica di tipo tribale. Chi si sente leader, o presunto tale, si fa il suo partitino personale, si circonda di fedelissimi (interessati), costituisce una corrente all’interno di un contenitore elettorale e tenta di governare il Paese con l’aritmetica (il numero dei parlamentari che gli fanno capo).

Questo tribalismo ci fa purtroppo perdere vista il silenzioso e preoccupante processo in corso: la metà degli elettori assorbe come una spugna il progressivo disfacimento e non si reca al voto. In tanti preferiscono tirare avanti sfogandosi sui social, invece che contribuire elettoralmente alla costruzione di un futuro migliore. Forse aveva ragione Gustave Le Bon, da molti ritenuto il fondatore della psicologia delle masse: “Per molti, libertà è la facoltà di scegliere le proprie schiavitù".