Quel che Viespoli ricorda e quel che omette di ricordare a proposito delle pessime modifiche costituzionali

- Opinioni IlVaglio.it

Sono centellinati ma sempre interessanti gli interventi dell’onorevole/senatore/sottosegretario beneventano del Centrodestra di opposizione e governo Pasquale Viespoli. Di recente (5 settembre), e in prossimità di un importante appuntamento elettorale come quello del 25 settembre prossimo (per cui ha avuto anche una sorta di ‘abboccamento culturale’ con quel Federico Paolucci dimissionario poi pentito di Fratelli d’Italia Sannio), è stato intervistato da Cristiano Vella per Ottopagine Benevento (Viespoli: "Autonomia differenziata? Per Sud il problema fu riforma Titolo V").

Focalizzando appunto la sua attenzione sulla cosiddetta ‘autonomia differenziata’, nonché sulla possibilità di vedere “un continuo al lupo al lupo, un gridare ai barbari che arrivano e modificano la Costituzione” – con ovvio riferimento al pericolo paventato dall’avvento di una destra di Governo a fine settembre.

Viespoli è, come sempre, tranchant – si direbbe -, perché non le manda a dire: “La realtà è che l’autonomia differenziata è già nella Costituzione e che la stessa Costituzione è stata stravolta nel 2001, con la riforma del Titolo V. E non l’ha stravolta la Lega, ma l’ha fatta quel centrosinistra (Governo Amato, 2001 – Ndr) che oggi sostiene che la Costituzione più bella del mondo non è stata toccata, dicendo una cazzata”.

*

Breve, brevissima lacunosa sintesi: Titolo V, ovvero sovvertimento dei rapporti istituzionali fra centro e periferia, con una “ampia evoluzione di potestà legislativa in favore delle Regioni”; Autonomia differenziata, o del trasferimento alle regioni richiedenti della competenza su molte materie (come la scuola) e prelievo fiscale in proporzione al gettito del territorio che finisca nelle casse regionali.

Le ragioni sono tutte dalla parte di Viespoli. Che però omette solo di ricordare che, chiusa la breve esperienza di Giuliano Amato premier, nella XIV Legislatura (dal 30 maggio 2001 al 27 aprile 2006) si sono succeduti due Governi a guida Silvio Berlusconi - non proprio di pericolosi comunisti. E che nella XVI Legislatura, dall’8 maggio 2008 al 16 novembre 2011 (nel piccolo del calendario politico: una data di liberazione!), c’è stato un quarto esecutivo con Berlusconi premier.

Ebbene: le storture così correttamente e ferocemente denunciate da Viespoli non hanno trovato comunque riscontro in una altrettanto corretta e feroce contrarietà da parte di una coalizione politica (il centrodestra) che, in tutta evidenza, avrebbe dovuto avversare una simile forzatura costituzionale del centrosinistra, avviando una revisione della riforma citata del 2001, ed è lecito pensare che abbia potuto e possa comunque, infine, attribuire – tale coalizione - un qual certo favore (utilità) al detto obbrobrio del Governo Amato.

Piuttosto, preme sottolineare come, dalla discussione ricca di contenuti avuta a mezzo media web, Viespoli non abbia, anche solo per un breve passaggio, destinato la sua attenzione su un’altra, identica sgrammaticatura del dettato costituzionale, quella che anche oggi porterà l’elettorato nell’urna a scegliere – per esempio – su liste ‘bloccate’, cioè decise nelle segreterie dei partiti. Un atto d’esproprio della capacità di libera scelta del cittadino le cui radici affondano nella legge 270 del 21 dicembre 2005 nota come “Legge Calderoli”, o tacciata in ben altro modo...

Legge elettorale (poi ‘evoluta’ con la Legge Rosato, 165/2017) che prevedeva un sistema proporzionale con premio di maggioranza e liste bloccate. Approvata, proprio in previsione della ‘parentesi Prodi’, durante il governo Berlusconi III (23 aprile 2005 – 17 maggio 2006). Esecutivo quest’ultimo che, sembra di ricordare, vantasse come Ministro del Lavoro Roberto Maroni e sottosegretario al Welfare Pasquale Viespoli. G.F.