8 settembre: muore la Patria, nasce la Resistenza, sorge l'Italia del riscatto. Dall'ambiguità alla dignità

- Opinioni di Teresa Simeone

L’8 settembre 1943 è una data infausta, anche se con dei risvolti positivi. Segna, infatti, insieme alla fine della scellerata alleanza con la Germania di Hitler, l’inizio dell’occupazione tedesca e di una feroce campagna di repressione che vide i fascisti e i nazisti complici nel perpetrare le peggiori nefandezze ai danni della popolazione civile italiana. Firmato il 3 settembre ma reso pubblico solo l’8, nonostante le insistenze degli Alleati che avrebbero voluto venisse annunciato subito, l’armistizio di Cassibile ebbe una serie di conseguenze a dir poco drammatiche: il re Vittorio Emanuele III, col figlio Umberto, il Capo provvisorio del Governo Badoglio e gli alti vertici militari fuggirono ignominiosamente alla volta di Pescara e poi di Brindisi, lasciando Roma in balia dei tedeschi e il Paese intero nel caos, privo come fu di una guida e di disposizioni su come affrontare la situazione che si era venuta a creare.

L’esercito, lasciato a se stesso, non fu in grado di opporre resistenza, tranne da parte di alcuni reparti, alle ritorsioni dei tedeschi che, tra l’altro, requisirono 800.000 soldati, unilateralmente considerati non prigionieri di guerra ma internati. Furono i cosiddetti IMI, privati delle tutele garantite dalla Convenzione di Ginevra, costretti a lasciare l’Italia e a lavorare nei campi tedeschi: 600.000 si rifiutarono di collaborare. Anche la loro fu una delle tante resistenze messe in atto contro gli occupanti. La penisola si ridusse a un campo di battaglia tra gli alleati che stavano risalendo e i tedeschi che poi, insieme al governo fantoccio della RSI, avrebbero imposto la loro durissima autorità, macchiando di sangue una terra che, dalla Campania alle Alpi, sarebbe diventato teatro delle peggiori stragi di civili che il mondo avrebbe ricordato.

Nonostante storici come Salvatore Satta ed Ernesto Galli della Loggia abbiano parlato, a proposito di quella data, di “morte della patria”, l’8 settembre segna, tuttavia, anche la nascita di un movimento di popolo, la Resistenza, e l’inizio, dunque, del riscatto e della “fedeltà ai valori nazionali e risorgimentali”, come ricordò il presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi, durante la cerimonia di commemorazione dell’eccidio di Cefalonia, in cui 6.500 soldati italiani che, dopo l' 8 settembre '43 non vollero arrendersi, furono trucidati dai tedeschi. In realtà l’8 settembre rappresenta anche il disfacimento di uno Stato i cui massimi rappresentanti non seppero far altro che rispondere con viltà e senza alcuna dignità alla firma dell’armistizio prima, alla negazione con la Germania dello stesso armistizio durante e con la fuga a Brindisi poi. Il senso di opportunismo, l’egoismo e la vigliaccheria che il re e gli alti vertici mostrarono restano un’onta nei rapporti con i tedeschi, cui negarono fino all’ultimo la verità, con gli alleati, con cui cercarono di tergiversare tanto che Eisenhower alla fine fece l’annuncio un’ora prima di Badoglio, ma soprattutto nei confronti degli italiani verso i quali non mostrarono alcun senso di dovere istituzionale e che lasciarono, senza alcuno scrupolo, al risentimento e alla vendetta dei nazisti.

Diverse sono state nel tempo le interpretazioni dell’armistizio e del modo in cui fu condotto, ma al di là dei miti che nel frattempo sono sorti sul riscatto di una nazione, dei giudizi severi e disincantati come quelli sulla morte della patria o della testimonianza di un’opposizione che è diventata resistenza civile, resta l’ambiguità di una posizione governativa che a lungo è pesata sulla credibilità del nostro Paese.

Di sicuro, da quell’8 settembre 1943 è nato il male di una ferocia nazifascista che si è concretizzata nella completa adesione della RSI alla realizzazione dei progetti antisemiti e razzisti e che non ha potuto più nascondersi dietro l’inconsistenza di alibi e giustificazioni (i fascisti sono più buoni dei tedeschi!) e il bene di una Resistenza che, nel rispondere No al suo piano di annichilimento, ha restituito un po’ di dignità a un paese moralmente e civilmente prostrato.