Benevento Città Spettacolo si è definitivamente allontanata da quel che fu, lo dice finanche Giordano

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Renato Giordano
Renato Giordano

“La cosa più intelligente ed interessante è stato lo spettacolo di Buonaiuto ed è stato snobbato”: parole e musica, stridente, di Renato Giordano così come riportate da Gazzetta di Benevento. E’ un pensiero che il direttore artistico di Città Spettacolo 2022 ha espresso nel briefing con la stampa il 31 agosto, nell’immediata vigilia della chiusura della rassegna da lui curata e non estrapolato da alcun contesto perché perfettamente inserito nel contesto di un primo approccio, a guisa di consuntivo, di questa edizione della rassegna numero 43.

Giordano in pratica comunica che “PPP 3%”, posto in calendario al Teatro Romano il 27 agosto scorso, con l’attrice Anna Buonaiuto che interpreta il testo ‘Porno-Teo-Kolossal’, sceneggiatura mai realizzata da Pasolini, installazione sui versi di Igor Esposito con voce recitante di Peppino Mazzotta, ha riscosso un consenso, e gradimento quindi, decisamente inferiori rispetto ad altri appuntamenti in cartellone – i ‘trapper’, la Zanicchi, magari il duo dei Ricchi e Poveri, Elisa ovviamente, Nino D’Angelo, un tripudio.

Lasciamo perdere il difficile (da interpretare) sillogismo per cui, sempre a detta di Giordano rilevato da Gazzetta, “la verità è che il Teatro è morto quando noi attori (?, Ndr) abbiamo consentito gli spettacoli estivi che sono stati quasi sempre di pessima qualità. Abbiamo fatto allontanare, forse definitivamente, il pubblico dal teatro” per restare solo all’ultimo periodo della sua esternazione.

Dal sito ufficiale di Benevento Città Spettacolo si legge che “il festival… nasce nel 1980 come rassegna di eventi teatrali strettamente legati ad un tema, prescelto ogni anno dal Direttore Artistico, e rappresentati nei maggiori teatri beneventani in prima nazionale”: quanto di più distante, dunque, dall’evoluzione odierna.

Il gusto beneventano, e questo è davvero l’unico consuntivo in termini ‘storici’ che è possibile, si è affievolito, per non dire scomparso. Come dimostrato dalle preferenze accordate ai singoli eventi.

Se lo stesso direttore artistico ricorda come il teatro nella sua essenza si sia rivelato un flop, vuole dire che s’è compiuta la parabola per cui è, nella fattispecie di Città Spettacolo, la sua responsabilità artistica a essere riuscita nell’intento di allontanare sempre di più, e in via definitiva, il pubblico dal teatro e il festival dall’idea d’origine, per offrire – in larga parte – ‘altro’. E in sintonia con le necessità di una specifica parte politica che vive del ‘piacere’ d’intrattenere le masse, divenute ormai massa critica di una involuzione sociale supinamente accolta.