‘L’incontendibile’: Umberto, che evitò la battaglia immaginando l’esercito di Serse nel collegio irpino-sannita

- Opinioni di Carlo Panella

Ho scritto ieri delle prossime elezioni e del livello raggiunto dalla democrazia in Italia (leggi qui). Vengo qui ora all’aspetto più rilevante di tale vicenda nel Sannio: l’improvvisa ritirata dalla competizione di uno dei personaggi più longevi della politica beneventana, il parlamentare uscente Umberto Del Basso De Caro. Impegnato nel campo da 47 anni, fu eletto consigliere comunale di Benevento, prima di tante altre volte successive, nel 1975 (l’anno precedente la prima elezione di Clemente Mastella alla Camera). E’ stato poi segretario sannita di due partiti (PSI e PD), presidente di locali enti pubblici (Iacp) e ordini professionali (avvocati) e, ancora in politica, consigliere regionale della Campania e appunto parlamentare: in esordio nel 1992, e poi ininterrottamente dal 2013 a oggi. Leader incontrastato del PD provinciale, si è poi allargato nella vicina Irpinia e infatti ha ottenuto la congiunta proposta di nuova (e doppia) candidatura al Senato sia dalla Federazione di Benevento che da quella di Avellino (leggi qui).
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Si sa però, da sempre, che i partiti territoriali possono solo proporre le candidature ai dirigenti nazionali. Questi ultimi sono quelli che poi le dispongono. E, com’è noto, stavolta non hanno disposto per lui una posizione di sicura elezione, in quello che ieri ho definito il listino dei privilegiati nella quota proporzionale. A De Caro è restata così “soltanto” la candidatura nel collegio uninominale, lì dove l’elezione devi conquistarla competendo sul campo con altri singoli candidati di altre coalizioni o altri partiti. A quel punto, ha deciso di sottrarsi all’agone con le motivazioni rese note (leggi qui).
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Serse nel non contendibile
A dir poco, singolare è la motivazione addotta: mi ritiro perché, senza il paracadute del listino, l’elezione nel collegio non è contendibile. In esso (che riguarda il Sannio e l’Irpinia) il candidato del centrosinistra, a suo avviso, è perdente in partenza. Per la serie: ci sto a candidarmi e accetto la doppia candidatura, se in tal modo verrò, per la terza volta consecutiva dal 2013, paracadutato in Parlamento tramite il listino; non ci sto più, se in lizza sarò solo nel collegio che do per perdente. In questo caso, dunque, per il centrosinistra, al mio posto, che perda qualcun altro!
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Un'accorta e preventiva indisponibilità
Ora, siamo nella Benevento del 2022, e proprio non puoi immaginarti che – come per lo spartano Leonida e i suoi nell’antica Grecia, di fronte al soverchiante esercito del persiano Serse - un giorno qualcuno, un Leopardi in sedicesima, possa cantare metaforicamente le gesta: “Beatissimi voi, ch’offriste il petto alle nemiche lance per amor di costei ch’al sol vi diede…”.

E però è ben lecito attendersi che chi è vissuto per mezzo secolo a pane e politica sappia leggere in anticipo come evitare una clamorosa ritirata. Che chi ben conosce anche le segrete cose del Partito Democratico, quindi, come minimo, possa prevedere la propria esclusione dal posto utile nel listino; per cui, se proprio si reputa un perdente, un inadeguato elettoralmente a contendere il contendibile scranno, non promuova e/o accetti la propria candidatura dalle due federazioni! Magari, pur controvoglia ma prudentemente, preventivamente dicendo conclusa la propria esperienza decennale di parlamentare e favorendo, lui, il rinnovamento, per il bene del partito, una sorta di nobile, per questi tempi, “per amor di costei ch’al sol vi diede…”.
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L'odierno fronte di Serse, tra l'Irpinia e il Sannio
Invece, pur conoscendo la perizia in materia politico-elettorale di De Caro, ho dovuto leggere il suo sorprendente defilarsi dalla contesa, per – sempre a suo dire - manifesta inferiorità elettorale. Il mio stupore è diventato sconcerto alla lettura dei candidati contro i quali sicuramente – ripeto, a suo dire – sarebbe stato soccombente. Ecco dunque coloro tra i quali si dovrebbe scorgere Serse e il suo soverchiante esercito alle Termopili: per il centrodestra, tale Giulia Cosenza, imprenditrice del settore turistico, di passata provenienza alleatina, la cui ultima comparizione nella contesa per il Parlamento, da uscente, è stata nel 2013 senza essere rieletta; il mastelliano Rocco Armando, sindaco di Calvi (ridente comune del vicino sangiorgese di 2500 anime). E, citando solo un altro paio di nomi delle altre liste, esse sì, con decisamente minime possibilità di elezione, Maura Sarno imprenditrice vitivinicola avellinese e in passato consigliera comunale del M5S e, per “Azione-Italia Viva”, Francesca Mite della quale (fuor d’ogni ironia per il cognome, trattandosi di uno scontro elettorale) abbiamo rintracciato online che trattasi di una docente dell’Università privata Pegaso, nonché avvocata campobassana.
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Non c’è altro da aggiungere: Umberto Del Basso De Caro, con tutto il suo lungo e largo percorso e insediamento politico (anche familiare), si è detto non in condizione di poter contendere il primo posto nel collegio avendo questi competitori, correndo lui per il centrosinistra ed essendo massimo dirigente su tutto il territorio sannita-irpino del PD, partito dato come possibile primo in Italia.
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Alla fine Serse perse...
Ne ho viste tante in questi miei lunghi anni da giornalista locale, non pensavo di vedere anche questa. Al suo posto, in cotanta “contesa in-contendibile”, ci sarà il medico di San Leucio del Sannio Carlo Iannace (già consigliere regionale campano deluchiano), molto conosciuto nel suo campo in entrambe le province, il quale o non si è posto il problema della contendibilità, facendo prevalere su ogni altro aspetto lo spirito di servizio in favore la coalizione di centrosinistra, oppure non ha visto stagliarsi l’esercito di Serse nei nomi degli altri candidati in lizza nel collegio e semplicemente ha accettato la battaglia.
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Io, che non faccio il politico, non ho idea di chi in questo collegio alla fine vincerà; so solo come avrei votato e come ancora voterò. E, da impolitico, ritengo che ogni onorevole sconfitta sia migliore di una preventiva ritirata dall’agone. Per De Caro vale il contrario. Se però la nefasta previsione del “totus politicus” del posto dovesse anche rivelarsi sbagliata…