Il miraggio d'una partita combattuta: in Coppa Italia passa con pieno merito il Genoa e sbanda il Benevento

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Letizia, il migliore dei suoi a Genova
Letizia, il migliore dei suoi a Genova

Il rischio è quello di lasciarsi trarre in inganno dal punteggio finale, che premia – è vero – il Genoa, ma lascia supporre al viandante d'immagini, dato il minimo scarto, una gara combattuta, una realtà calcistica sannita caduta con onore sul terreno di Marassi. Tutte balle, e soprattutto una rotta da correggere ad una settimana dal debutto in campionato, in Santa Colomba, alla vigilia di Ferragosto, contro il Cosenza. Per intanto, meritato saluto alla Coppa Italia, dove avanza ai sedicesimi (contro la Spal) il Grifone addestrato da coach Blessin, che non si nasconde né nasconde davvero ambizioni d'un veloce ritorno al piano di sopra ed in più si 'consola' con l'esperienza e l'attitudine a vincere dell'ex giallorosso (Benevento, Lecce...) Massimo Coda, due assist ed un gol su penalty, ovviamente già decisivo. Ma questo è il Genoa, e poco cale nel Sannio.

Il Benevento segna due reti nel recupero di ognuna delle due frazioni, quando l'attenzione dei padroni di casa giocoforza cala nella consapevolezza di poter controllare il risultato. Il doppio vantaggio di marca islandese della prima frazione, ed un insieme di legni, calci d'angolo, continua pressione, spengono da subito ogni velleità ospite: il Benevento si predispone ad una sola fase di gioco, quella difensiva, cercando di tamponare come può nel mezzo del campo. L'attacco non esiste, e per fortuna il povero Forte non ha dovuto pagare il biglietto, avendo assistito gratis al vorticare avversario senza affanno alcuno. Prevedibili, arrivano svarioni e vuoti che favoriscono la precisione di Coda nell'assist e la tranquillità di Gudmundsson nell'appoggiare alle spalle di Paleari. Un'incornata occasionale di Glik su corner sembra riaprire l'incontro prima del primo ingresso negli spogliatoi: pia illusione.

In avvio di ripresa l'unica palla gol vera è sui piedi di Forte, messa di poco a lato, poi il rosario di ingenuità – segno evidente di assenza di spirito sul campo di gioco – favorisce un fallo di rigore: Coda trasforma, sostanzialnente chiude i giochi e solo ora, valicato il quarto d'ora canonico inteso come cartellino da timbrare, il tecnico sannita Caserta procede ai primi cambi. Si va avanti stancamente fino alla fine, prima di un colpo di biliardo ben indovinato di Karic che arrotonda il risultato, per gli spettatori, e rende materiale il miraggio d'aver fatto bella figura. Miraggio, appunto.

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Il tabellino:

Genoa - Benevento 3 / 2 (p.t.: 2 / 1)

Genoa: Martinez; Sabelli (66' Galdames), Dragusin, Coda (86' Melegoni), Gudmundsson (73' Yalcin), Bani, Ekuban (73' Yeboah), Frendrup, Hefti, Badelj, Portanova (66' Jagiello).

A disposizione: Semper, Vodisek, Czyborra, Vogliacco, Favilli, Candela, Cassata, Besaggio, Masini, Kallon.

All. Alexander Matthias Blessin

Benevento: Paleari; Letizia, Acampora (66' Tello), Glik, Improta (74' Farias), Foulon, Viviani (74' Karic), Pastina, Vokic (66' La Gumina), Koutsoupias (78' Masciangelo), Forte.

A disposizione: Manfredini, Lucatelli, El Kaouakibi, Thiam Pape, Insigne, Ionita, Talia, Sanogo, Barba, Capellini.

All. Fabio Caserta

Le reti: 35' e 44' Gudmundsson, 48' Glik, 63' su rig. Coda, 95' Karic.

Ammoniti: Hefti, Viviani, Letizia, Tello, Yeboah, Forte, Galdames, Melegoni.

Arbitro: Andrea Colombo di Como. Assistenti: Valerio Vecchi di Lamezia Terme e Antonio Vono di Soverato. Quarto Ufficiale: Adalberto Fiero di Pistoia. Var e Avar: Luigi Nasca di Bari e Salvatore Longo di Paola.