Vanno comprese le ragioni del populismo prima di liquidarlo con superficialità

- Opinioni di Luigi De Nigris
Lucio Sergio Catilina
Lucio Sergio Catilina

Nel lessico politico chi propone di eliminare le tendenze che non piacciono al ceto medio e popolare è definito con disprezzo: populista. Il significato di questa parola, contrariamente a quanto vogliono far credere gli imbroglioni delle parole, non è poi così scontato. Per alcuni è “un atteggiamento politico favorevole al popolo”, per contrastare poteri autoreferenziali e privilegiati. Per altri è invece un’espressione demagogica per assecondare le aspettative del popolo, senza alcuna valutazione delle proposte, dell’opportunità o possibilità di realizzarle.

Si tratta in ogni caso di un fenomeno antico - già nel 64 a.C. il candidato console Catilina affermava: Ma io mi sono assunto, come è mio costume, la causa generale dei disgraziati - maturato sempre in condizioni sfavorevoli al popolo. Si pensi alla Rivoluzione Francese, ai narodnik della Russia zarista, al People’s Party degli Stati Uniti di fine ottocento.

Prima di liquidare con superficialità il populismo, andrebbe quindi fatta una riflessione per comprenderne le ragioni. Per capire se, preso dal verso giusto, può essere un vaccino contro ingiustizie e disuguaglianze, un forte segnale verso chi non privilegia le esigenze popolari ma quelle delle élite tecnico-politico-finanziarie che gestiscono il potere.

In caso affermativo sarebbero innanzitutto gli elettori, con la loro convinta partecipazione al voto, a salvare il proprio paese, poi i loro rappresentanti. Diversamente, come è scritto nell’Ecclesiaste, potremmo solo dire: Nihil novum sub sole (‘nulla di nuovo sotto il sole’).