Gli atti amministrativi non possono andare contro le leggi nazionali dello stato italiano. E Benevento è tuttora in Italia...

- Opinioni di Pompeo Nuzzolo
L'area in questione
L'area in questione

La vicenda del progetto Lumode, affrontata da Altrabenevento, dal consigliere comunale Angelo Miceli, dall’Anac, dalla Presidenza del consiglio dei Ministri e da altre sensibilità civiche, è stato esaminata, giustamente, sotto il profilo giuridico e sulla valenza dell’intervento sugli assetti urbanistici di Benevento. Le massime autorità hanno espresso il loro parere giuridico negativo, giudicando la procedura e il contenuto della medesima illegittima in mondo categorico.

C’è un altro aspetto del problema da esaminare, non meno importante, che è quello che riguarda l’esercizio del potere politico e amministrativo. Il potere, nel suo esercizio, a volte mostra la sua natura anarchica perché nella sua essenza il potere fa ciò che vuole e pretende che le regole, in una società di diritto, siano al suo servizio.
Altrabenevento, fin dall’inizio della vicenda, ha evidenziato che un project-financing non può essere approvato, se il capitale privato che propone o partecipa alla gara per la realizzazione del progetto di finanza, non superi il 50% del capitale da investire per la sua realizzazione.

Il Comune di Benevento ha sempre sostenuto che l’apporto del capitale privato era ben superiore al 50% perché andavano calcolati anche i costi da sostenere post realizzazione dell’opera. In pratica, un po’ come si fa per la Tari. Si chiede una ulteriore tassazione di 1,7 milioni di euro per recuperare le riduzioni che sono già state inserite nel Pef approvato dall’Ato. In pratica i cittadini versano un’imposta duplicata.

Tornando al tema Lumode, va ricordato che il proJect deve essere accompagnato da un piano finanziario asseverato da un ente abilitato. La proposta progettuale presentata dall’investitore era priva dall’asseverazione del piano finanziario, asseveramento che, se ci fosse stato, avrebbe certamente rilevato la mancanza di proporzione fra la percentuale di investimento privato e la spesa complessiva, pari almeno del 51% della spesa dell’opera da realizzare, e la gestione per 30 anni al fine di recuperare il capitale investito e gli utili rappresentati nei valori inseriti nel piano finanziario.

In questa vicenda c’è una ulteriore complicazione: Il progettista originario (poi non lo è stato più), da qualche anno e ancora attualmente, è dirigente del Comune di Benevento. Lo stesso disse pubblicamente, sulla stampa, di rinunziare alla parcella, cosa difficile da attuare per via del fatto che il compenso lo corrisponde il promotore il cui costo è recuperato nel piano finanziario.

Lo stesso dirigente, come detto, si è poi allontanato dalla gestione del procedimento del project, eccezion fatta, sembra, per la richiesta del parere alla Presidenza del Consiglio.

In pratica, per verificare l’ammissibilità del project bastava ricorrere all’istituto della proporzione che, negli anni 50, si studiava alla scuola media. Sarebbe stato sufficiente, infatti, impostare la seguente formula. L’importo dell’intero investimento sta a cento, come la somma dell’investitore sta a X che rappresenta la percentuale del capitale investito dal privato. A causa della mancata attivazione della proporzione, la vicenda fu posta all’attenzione dell’Anac, massimo organo di controllo sulla correttezza degli enti che appaltano secondo la normativa del Codice dei contratti. Successivamente fu chiesto un parere alla Presidenza del consiglio che merita particolare attenzione, ché confermò quanto espresso dall’Anac.

Il Mattino” del 14 luglio scorso ha informato la cittadinanza beneventana che la Giunta Comunale si era riunita per evitare il contenzioso sul progetto piazza Risorgimento ed ex area La Salle, attraverso una transazione. La cifra fu determinata in 300.000 euro che, in quella sede, fu ritenuta adeguata, per evitare la magistratura.
Dopo qualche settimana la cittadinanza apprende che la strada non era facilmente percorribile in presenza del parere della Presidenza del Consiglio. Forse, all’’amministrazione del Comune di Benevento qualche dubbio sarà affiorato.

Scrive il consigliere Miceli nella sua interpellanza: ”Figura, infatti, la nota con cui il 28 febbraio scorso l’architetto Iadicicco – dirigente del settore tecnico di palazzo Mosti e responsabile del Programma – si rivolgeva al Nucleo di Monitoraggio insediato presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri. La nota, di fatto, si esauriva nella clamorosa richiesta di bypassare limiti e paletti della normativa. Si legge testualmente: ‘Il Bando… in quanto tale è da considerarsi lex specialis ed in tale ambito può e deve superare la norma prevista dal Codice Appalti’”.

Solo l’anarchia del potere, al massimo della sua espressione, poteva immaginare una richiesta simile. Le norme del bando possono modificare le leggi approvate dal parlamento, questo è la sintesi della richiesta inoltrata dal dirigente, peraltro anche ex progettista.

Mi auguro che l’iniziativa sia stata presa dal dirigente, senza alcun contributo da parte dei rappresentati politici e non per rappresentanza dei medesimi. Comunque in ogni caso la vicenda è figlia del potere che vorrebbe non il rispetto delle regole ma la sollecitazione a piegarle al volere del potere. Pasolini ci ha insegnato: Nulla è più anarchico del potere, il potere fa praticamente ciò che vuole. E ciò che il potere vuole è completamente arbitrario o dettato da sua necessità di carattere economica, che sfugge alle logiche razionali. Voler fa prevalere le regole del bando, ammesso che sia stato scritto nel bando che la percentuale di capitale privato per proporre un project potesse essere inferiore a quello previsto dalla normativa nazionale, non può che essere figlia dell’anarchia del potere.
Non credo che Pasolini sia stato l'unico ad avere la concezione del potere così come sopra espressa.