Anche per la vicenda della quercia caduta, come per i pini, le responsabilità sono nell'incuria da parte dell'uomo

- Opinioni di Luca Coletta

Riceviamo e pubblichiamo. Cade un albero, questa volta la “popolare” e visibilmente sofferente quercia di via Meomartini e, puntualmente, il sindaco di Benevento e i suoi fidi, citando impropriamente il tema serissimo dei cambiamenti climatici, rispolverano la sicurezza dei cittadini quale stella polare del loro agire amministrativo. Da qui alla lotta senza quartiere ai pini killer del Viale Atlantici e a coloro che, irresponsabili esteti, li vogliono salvare anche a costo della vita delle persone il passo è breve.

In sostanza, la solita polemica politicante, buona a eludere la questione delle responsabilità umane, in primis quelle di chi amministra. Infatti, come già segnalato da un’attiva cittadina pensante sulla stampa locale, un anno fa, la quercia necessitava di un pronto intervento per mitigarne lo stato di sofferenza, dovuto, essenzialmente, al manto di asfalto che circondava completamente il tronco, senza che vi fosse nemmeno un centimetro di terra libera a disposizione dell’albero e del suo apparato radicale, privato così di una corretta ossigenazione e irrigazione. Insomma il colpevole è l’uomo.

Storia nota, visto che analoghe considerazioni valgono anche per la vicenda degli “atlantici” pini. Le perizie a questi relative e sin qui prodotte concordano infatti nell’individuare in interventi sbagliati, male eseguiti o addirittura omessi (vedi la lotta alla cocciniglia) i motivi del non buono stato fitosanitario, per cui si consiglia, in via precauzionale, l’abbattimento di alcuni esemplari.

Sarebbe ragionevole, allora, anziché invocare - tanto per dire qualcosa - il clima impazzito o bacchettare strumentalmente i presunti attentatori alla sicurezza dei cittadini, trarre qualche insegnamento dai propri errori o mancanze, distogliendo lo sguardo dal passato per rivolgerlo al futuro.

In questi giorni avvertiamo tutti il forte caldo, che induce a rifugiarci in luoghi dotati di potenti ed energivori climatizzatori, con grave impatto - come un cane che si morde la coda - su ambiente e salute fisica e mentale. La soluzione è un’altra, più naturale, salubre ed economica: salvaguardare e piantare alberi.

Una vasta copertura arborea delle nostre città aiuterebbe molto a contrastare i cambiamenti climatici coi relativi effetti e proteggerebbe la popolazione dall’inquinamento e dal caldo. Non a caso le legge n.133 del 1999, poi modificata con la legge 10 del 2013, prevede l’obbligo di piantare un albero per ogni nuovo nato, nonché per i figli adottati.

Non solo ma, come dovrebbero sapere tutti gli amministratori locali, in virtù delle suddette leggi, in sede di pianificazione territoriale e definizione dei progetti urbanistici, si deve puntare sempre più alla riduzione del consumo di suolo e al connesso incremento del verde urbano.

D’altra parte, per rendersi conto degli effetti benefici di una maggiore presenza di alberi, basta farsi una passeggiata sul nostro Viale Atlantici, specie nelle ore serali. Transitando davanti alla splendida Villa Comunale si avverte sulla pelle il piacevole, deciso cambiamento di temperatura rispetto al Corso Garibaldi e alla vicina Piazza Castello.

Di aree verdi così ce ne sono poche, purtroppo, e la regola diventa quell’odiosa, spossante sensazione di calore estremo. Gli alberi creano ambienti più freschi, migliorano la qualità dell’aria, assorbendo sostanze tossiche e rilasciando ossigeno. Il verde, allora, non va più inteso come mero arredo urbano, ma come infrastruttura fornitrice di vitali servizi ecosistemici.

Di recente l’Unione Mondiale per la Conservazione della Natura ha fatto riferimento alla cosiddetta regola del “3-30-300”, per la quale ciascun cittadino deve vedere almeno 3 alberi dalla propria abitazione, il 30% della superficie di ogni quartiere deve essere occupata da chioma arborea e 300 metri dovrebbe essere la distanza massima dalla propria casa a uno spazio verde.

Insomma, occorre nell’interesse di tutti, fedeli e infedeli, bianchi e neri, mastelliani e no, un deciso cambio di passo verso una città più verde e vivibile, incentivando e sollecitando anche i privati in questa direzione. Si metta mano rapidamente all’implementazione di progetti di forestazione urbana - attingendo alle varie fonti di finanziamento esistenti, a partire dal PNRR -, all’elaborazione del Piano del verde, al censimento delle alberature, all’aggiornamento del Regolamento del verde cittadino. Si faccia della tutela dell’ambiente la premessa di ogni scelta e della “feroce” salvaguardia, del costante monitoraggio e della competente cura degli alberi un impegno saliente dell’agenda amministrativa. Servono una seria volontà, un po’ di lungimirante programmazione e, perché no, un po’ di amore verso il pianeta e le future generazioni.

Luca Coletta presidente del Comitato “Giù le Mani dai Pini”

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