La metafora dell'asino di Buridano e Mastella che quando fiuta l'urna non molla la presa

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Vale per Clemente Mastella, del quale non si può disconoscere l'esperienza e la datata presenza sulla scena politica, quanto nella sua classica rubrica su Repubblica ha scritto Concita Di Gregorio lo scorso 27 maggio, descrivendo il suo primo incontro con l'appena scomparso Ciriaco De Mita: “Ho passato i primi quindici anni della mia vita di cronista a decifrare la complessità della prosa e del pensiero dei leader politici, i secondi quindici a piangerne l’assenza: di prosa, di pensiero”.

Qualche rigo più su, inoltre, rievoca l'approccio: “Mi ricevette in un suo studio privato, alzò solo un attimo gli occhi dalla scrivania e senza rivolgermi la parola (“Buongiorno”, forse, disse a mezza bocca) chiamò al telefono il mio direttore. “Questa non è adatta, non può capire”, gli disse davanti a me, “questa” ero io”.


L'esergo della nota stampa che il sindaco di Benevento ha diffuso sabato 23 luglio (leggi su IlVaglio.it) per presentare la kermesse di Noi Di Centro a Napoli (programma e simbolo per le elezioni politiche del 25 settembre prossimo), avulso dal testo e pubblicato così come scritto da alcuni organi di stampa, recita: “No alla strategia dell'asino di Buridano, no ad alleanze con Bruto ed i suoi fratellastri, si ad alleanze intelligenti”.

Non siamo ai laboriosi intrecci del linguaggio di De Mita, ma si fa pur sempre la figura di chi non è adatto, non è in grado di capire. Proviamo a gettar via il paracadute, allora, per tradurre – liberamente.

In inizio: tralasciando aspetti filosofici (...ma torneranno), nel paradosso di Buridano si racchiude l'indecisionismo. Non ci devono essere stalli per mucchi di fieno ed acqua disposti ai lati, pertanto il maggior partito del centrosinistra e perno di una eventuale coalizione (Pd) deve effettuare una scelta.

Quindi: fuori dalle scatole chi ha tradito (Bruto ed i suoi fratellastri), evidentemente accoltellando a morte politica il governo Draghi. Ovvero dal campo largo con i Cinque Stelle al campo stretto fischiandone l'espulsione.

Infine, con un sillogismo involontario (per dire che la profondità filosofica comunque riemerge), la considerazione di sé e del partito-fai-da-te come di un porto dall'approdo elettoralmente avveduto. Non c'è che dire. Quando fiuta l'urna, Clemente Mastella non molla la presa. G.F.