La meta finale delle senatrici non protagoniste elette nella provincia di Benevento

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Sabrina Ricciardi e Danila De Lucia
Sabrina Ricciardi e Danila De Lucia

“Presente non votante” è formula addirittura da canticchiare. D'altronde, con piccola, modesta modifica, il senso del testo della ben nota canzone non cambia: “La senatrice non votante è indifferente alla politica...”. Tra un sì ed un no, nel dibattito sulla fiducia al governo svoltosi a palazzo Madama, è stata offerta la visione d'una 'classica' ritualità di palazzo, quella aborrita per manifesto elettorale da rivoluzionari annacquati, quella incomprensibile alla gente comune ma non ai protagonisti della stessa, nel diffuso clima di autoreferenzialità cui progressivamente si sono abituati nell'esperienza parlamentare: c'è, allora, chi ha infilato la porta e s'è tirato fuori risultando proprio assente (Lega, FI), e c'è chi invece ha preferito restare in aula solo per fare un atto di presenza senza esprimersi (M5S).

In entrambi i casi, una certezza: una dimostrazione di plastico indecisionismo servita a mascherare ragioni politiche di ben altro tenore. Una contrarietà non aperta per favorire il trionfo dell'illusionismo.

E, nel risvolto sannita, la dimezzata rappresentanza grillina (Danila De Lucia, Sabrina Ricciardi) s'è ritrovata con Bersani, non Pierluigi ma il Samuele cantautore di cui sopra.

Il merito della questione (Draghi, non Draghi, eccetera) non interessa. Interessa sapere che le rappresentanti sannite spedite da un largo consenso in Senato per ricoprire un ruolo importante ma anche oneroso, di immagine ma anche di sostanza, di lustro personale ma anche di impegni da assumere, sono sfilate sotto il banco della presidenza senza proferire parola, immaginiamo con quel piglio un po' guascone dello studente impreparato chiamato alla lavagna: e dunque? Hanno deciso di non decidere, di non schierarsi proprio al cospetto di uno di quei quesiti cui dovrebbero invero essere piuttosto abituate, rodate dalle tante votazioni sul (fu) blog a botta di sì e no.

La dissoluzione della rappresentanza, un traguardo di tappa verso la meta finale dell'insignificanza, e poi, l'ultima abiura rispetto al presunto spirito d'origine. L'ultimo esempio delle nuove abitudini adottate... G.F.