Se in una torrida sera d’estate un viaggiatore si trova intrappolato nei ritardi dell’alta velocità

- Opinioni IlVaglio.it

In una sera da trentaeoltregradi sferzata da un flusso condizionato sopra le righe, scava radici una storia d'ordinarie dissonanze. Cristo, rivelava Levi, s'è fermato ad Eboli; l'alta velocità si imballa varcate le colonne del Sannio. Cento minuti e più di ritardo in arrivo per il Frecciargento del 27 giugno da Roma a Lecce transitando per Benevento. Non per colpa d'Alfredo ma... di un passaggio a livello che fa le bizze: e la fantasia nervosa e frustrata dei viaggiatori – almeno quella - corre, immagina l'omino ripiegato sulla manovella a calar giù le salvifiche sbarre e il difficile snodo meccanico per carenza di lubrificazione, magari. O un banale colpo della strega...

Ne viene fuori il soggetto di un racconto contraddittorio che muove dalla meraviglia di una sigla misteriosa, Tav, dell'era ipertecnologica e infine sfocia nell'età della pietra del Sannio, in una sorta di eterno rimpianto del futuro ritrovato in quel mondo perduto di Conan Doyle.

Un paradosso, un programma, una visione reale. In barba a tutte le magniloquenti paternità della politica su questo o quell'ammodernamento. Una circostanza ambivalente che libera le briglie alla fantasia... per una fuga da fermo (perché le porte restano ben serrate).