Il clericalismo mediatico della RAI che non regge il confronto nemmeno con una replica di Canale 5

- Opinioni IlVaglio.it

Icona ormai pop, e veicolo pubblicitario di una chiesa senza troppo appeal, nel nome di padre-santo Pio è stato veicolato l'ennesimo omaggio televisivo (prima serata, Raiuno, sabato 25 giugno) a base di colorate presentatrici e talune ugole di piombo della canzone italiana. Omaggio televisivo che ha goduto d'entusiasmo locale perché con Pietrelcina del Sannio a far da sfondo - nel mero tentativo economicamente comprensibile di recuperare il gap con San Giovanni Rotondo -.

Ma la 'Voce per Padre Pio' si è risolta in una lezioncina di catechesi applicata alle modalità di informazione e divulgazione che al telespettatore distratto e cloroformizzato da una fede da supermercato sono apparse medaglie da credente da appuntare al petto, e al telespettatore incolpevole (e purtroppo occasionale per questioni di cena e abitudine) una manovra classica a trazione turistica spesata con denaro pubblico.

Non accadrà mai che il frate cappuccino si sollevi dalla sua eternità per esprimere un giudizio, per quanto la sua indole sia stata comunque incline alla aspra franchezza nei rapporti intessuti per forza o professione, senza concedere alcunché a gratuità di vario tipo, ma certo accade che la foto sannita rimandata dallo schermo sia in pratica una figurina Panini da incollare sull'album di un clericalismo mediatico (o della spettacolarizzazione clericale) in salsa provinciale, ammannito per giunta a un intero paese.

E l'esaltazione sui dati Auditel della serata, comunque un sabato sera di RaiUno, racconta di uno share del 16,8%, che è certo un dato ragguardevole... quando non posto a confronto con quello di Canale 5, dove la replica (la replica) del talent show “Tu si que vales” s'è innalzato al 17,2%, ed in quest'ultimo caso tutto era già stato visto e c'è che ha preferito vederlo di nuovo. Per dire. G.F.