Dopo la scissione, la riabilitazione: la parabola di Luigi Di Maio, da 'bibitaro' ad uomo di establishment

- Politica Istituzioni di Luigi De Nigris

Luigi Di Maio, dopo la scissione dal M5S, è stato immediatamente riabilitato. Molti di coloro che lo definivano qualunquista e populista, oppure lo deridevano per l’occasionale vendita di bibite o caffè Borghetti allo stadio San Paolo – come se fosse qualcosa di cui vergognarsi – oggi lo riconoscono come un uomo di establishment e di potere, un politico europeista ed atlantista con cui poter trattare. Una legittimazione dettata evidentemente da interessi elettorali, visto che avrebbero potuto apprezzarlo anche prima della scissione.

Il giovane politico, ad appena 35 anni, ha infatti contribuito alla formazione degli ultimi tre governi italiani; è stato il capo politico del M5S nel periodo di maggiore trasformazione; è diventato il vicepresidente della Camera più giovane dell’intera storia repubblicana, quindi vicepremier e Ministro della Repubblica, prima del Lavoro e per due volte degli Esteri. Per non parlare del ben servito dato a leader molto più affermati di lui. Prima a Salvini, quando ha rotto l’alleanza di Governo con la Lega, poi a Giuseppe Conte, di cui è stato il king maker per farlo diventare Primo ministro. Oggi, con un’operazione da far sbavare di invidia quanti hanno costruito la carriera politica con azioni similari, ha vaffanculato perfino Beppe Grillo, suo mentore. A differenza loro, però, il prima-deriso giovane pomiglianese, lo ha fatto costituendo un gruppo di ben 62 parlamentari (51 deputati e 11 senatori) e soprattutto senza ricorrere ad “onerosi” convincimenti, come quelli attuati da eminenti statisti (sic!) con i vari Razzi, Scilipoti o De Gregorio.

Senza la copertura del simbolo del M5S, Di Maio continuerà quindi a confrontarsi con chi utilizza le sue stesse armi: tramutare una convenienza personale in ragionamento politico ed assicurarsi sopravvivenza parlamentare. Da qui alle prossime elezioni politiche assisteremo ad un estenuante gioco di “chi fotte a chi”. Il tempo in cui “il lupo dimorerà insieme con l'agnello, la pantera si sdraierà accanto al capretto; il vitello e il leoncello pascoleranno insieme” (Isaia 11,6), è ancora molto lontano. Soprattutto in Parlamento!