L'amore la sessualità, la castità nella Chiesa di Papa Bergoglio come in precedenza

- Opinioni di Teresa Simeone

Jorge Mario Bergoglio è sicuramente un papa che ha fatto e fa discutere per il coraggio mostrato, sin dalla sua ascesa al pontificato nel 2013, nei confronti dei migranti, sull’accoglienza dei diversi, in riferimento alla necessità di una rigenerazione interna agli apparati ecclesiastici, sulla riforma della Curia e dello IOR, sull’abolizione dell’ergastolo e contro la tortura, in merito al dialogo interreligioso, sulle tematiche ambientali, sulla guerra, eppure, quando si trattano questioni legate alla sessualità, in particolare interruzione di gravidanza, contraccezione e rapporti prematrimoniali, mostra una disposizione assolutamente allineata con le posizioni clericali del passato.

L’ultima indicazione, contenuta nel documento “Itinerari catecumenali per la vita matrimoniale”, rivela una tendenza che non è azzardato definire anacronistica. “Due - vi si afferma - sono i pericoli per i giovani: da un lato, il dilagare di una mentalità edonista e consumista che toglie loro ogni capacità di comprendere il significato bello e profondo della sessualità umana. Dall’altro, la separazione tra la sessualità e il “per sempre” del matrimonio[1].

Nel paragrafo 57 del documento è scritto: “A questo proposito, non deve mai mancare il coraggio alla Chiesa di proporre la preziosa virtù della castità, per quanto ciò sia ormai in diretto contrasto con la mentalità comune. La castità va presentata come autentica “alleata dell’amore”, non come sua negazione. Essa, infatti, è la via privilegiata per imparare a rispettare l’individualità e la dignità dell’altro, senza subordinarlo ai propri desideri. La castità insegna ai nubendi i tempi e i modi dell’amore vero, delicato e generoso, e prepara all’autentico dono di sé da vivere poi per tutta la vita nel matrimonio[2].”

Questo cosa significa? Che fare l’amore implica sottomissione, non rispetto per la dignità dell’altro, subordinazione alle proprie voglie? Non c’è il rischio che si stia confondendo il libero amore con qualcos’altro?

E ancora: “Solo quando un amore è casto, è veramente amore. L’amore che vuole possedere, alla fine diventa sempre pericoloso, imprigiona, soffoca, rende infelici.”[3] E infine, rilanciando quanto contenuto nel Catechismo, “Ciò significherà, per i fidanzati, vivere la castità nella continenza e, una volta sposi, vivere l’intimità coniugale con rettitudine morale.”[4]

Nessuno vuole né potrebbe, d’altronde, interferire con la dottrina della Chiesa, ma sembra che anche papa Francesco, all’inizio del suo pontificato assolutamente rivoluzionario, stia in qualche modo cedendo a quella che potrebbe definirsi la sindrome di Pio IX, papa liberale e riformista nella prima fase del suo pontificato e poi conservatore in quella ben più ampia e lunga successiva, quando si mostrò reazionario nel reprimere istanze risorgimentali, autore, tra l’altro, del Sillabo, dura denuncia del pensiero laico e moderno, promotore del Concilio Vaticano I, in cui fu proclamato il dogma dell’infallibilità ex cathedra del papa e infine responsabile del famosissimo “non expedit” con cui impose ai cattolici di non partecipare alla vita politica del neonato Regno d’Italia.

Bergoglio, pontefice pur attento ai mutamenti della storia, sembra, infatti, arretrare quando si tratta di aprire ufficialmente a posizioni, come quelle sulla sessualità, più aderenti alla sensibilità presente.

È legittimo, perciò, interrogarsi su cosa possa dire, a questo punto, la Chiesa a dei giovani credenti che vivono nel 2022, quando ormai, fortunatamente, l’amore si è liberato di quel senso del peccaminoso in cui era stato rinchiuso, come in una prigione pruriginosa e impura, per millenni. Perché, c’è da chiedersi, l’amore deve essere associato al peccato? Perché deve essere vissuto nella continenza? E che significa continenza?

Un conto è insistere sulla maturità del vivere con consapevolezza un rapporto sentimentale fatto di unione di intelligenze e di corpi, un altro limitarlo al solo vincolo matrimoniale. Non si riesce a comprendere quale dovrebbe essere la ragione: evitare premature gravidanze indesiderate? E allora si promuova l’uso delle pratiche contraccettive invece di vietarle, se non esclusivamente naturali, o circoscriverle all’astinenza.

La posizione non è nuova: ricordiamo l’enciclica Humanae Vitae con cui Paolo VI troncò qualsiasi discussione su possibili aperture in materia affermando che l’astinenza era il metodo prediletto, tesi poi confermata da Giovanni Paolo II nell’enciclica Evangelium Vitae. In ogni caso, nel momento in cui si sostiene che l’unione carnale è consentita esclusivamente all’interno del matrimonio, è giocoforza concludere che simili pratiche sono permesse solo tra coniugi e non tra fidanzati. Oggi Bergoglio ribadisce tali posizioni.

Su questo tema, d’altronde, non si ricordano iniziative di promozione della conoscenza consapevole della sessualità che non proponessero la castità né si è mai accettato l’uso dei preservativi che eviterebbe non solo gravidanze non volute ma contagi di malattie veneree (MTS) come l’AIDS, anche in aree fortemente disagiate socialmente e culturalmente, spesso, anzi, arrivando a demonizzare o boicottare sane e illuminate campagne di educazione sessuale.

Peccato, davvero, che niente cambi di fatto su questi temi e che la Chiesa appaia, anzi sia, ancora lontana anni luce dal mondo reale e dalle dinamiche relazionali che ormai lo attraversano e lo caratterizzano in maniera profonda e storicamente inarrestabili.

[1] Itinerari catecumenali per la vita matrimoniale, pag. 37

[2] Op. cit. pag. 58

[3] Op. cit. pag. 58 (Patris corde, 7)

[4] Op. cit. pag. 59 (Catechismo della Chiesa Cattolica)