Una sola donna eletta sindaca nel Sannio: le pari opportunità possono attendere, ma nessuno se ne duole

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Undici comuni sanniti al voto amministrativo lo scorso 12 giugno, una pletora di candidati alla carica di sindaco: maschi, essenzialmente. Per facilitare il compito statistico: due sole, le donne e, infine, una sola di loro destinata a cingersi di tricolore con fascia, a San Martino Sannita (Angela Martignetti), l'altra (Enzapaola Catalano) sconfitta ad Apollosa. I partiti, le associazioni, i raggruppamenti all'uopo gongolano, a urne chiuse e schede scrutinate, dell'ennesimo passo in direzione ostinata e contraria non solo al buon senso ma anche alle pari opportunità, non necessariamente in quest'ordine.

Le percentuali, per gli amanti dei numeri: 26 candidati sindaco, 2 donne (7,7%); 11 municipi da rinnovare, eletta 1 donna al vertice (9%). Sono cifre annegate nel silenzio e nell'opportunismo di matrice elettorale, senza distinzione alcuna fra schieramenti perché, a conti fatti, da tutti condivisi, avallati, giustificati nel nome del superiore interesse che si lega a una presenza maschile.

Verranno, domani, in tanti vanamente a cianciare di equilibri da rispettare e ruoli da riconoscere, ovvero quanto di regola disatteso nella prassi: e quel che più sorprende è la silenziosa acquiescenza femminile. Sannio e ruolo ancillare delle donne sono un connubio geopolitico perfetto: in fondo, perché metterlo in crisi?