3 anni e 6 mesi di reclusione ai domiciliari in primo grado a don De Blasio

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Don Nicola De Blasio
Don Nicola De Blasio

Don Nicola De Blasio, ex direttore della Caritas di Benevento e guida per 28 anni della locale parrocchia di San Modesto, ha ottenuto il 1° giugno una condanna a 3 anni e sei mesi di reclusione, pena che sconterà ai domiciliari in una struttura di Faicchio. Lo ha deciso il Giudice per l’udienza preliminare del Tribunale di Napoli, Emilia Di Palma. La pubblica accusa, rappresentata dal pm Barbara Aprea, aveva chiesto una condanna 5 anni di carcere per detenzione e scambio di materiale pedopornografico. Il rito abbreviato, previo confronto con la pubblica accusa, prevede lo sconto di un terzo della pena. Il sacerdote è stato difeso dagli avvocati Massimiliano Cornacchione e Vincenzo Sguera.

De Blasio è stato arrestato il 3 novembre scorso dopo la scoperta da parte dei finanzieri di 950 file immagine e 95 filmati video a sfondo pedopornografico cui poi si è aggiunta la condivisione, con l'utilizzo di una piattaforma online, di almeno 6 video con minori. L'inchiesta, avviata dalla Procura di Torino (che ha portato all’arresto in Italia di 5 persone), aveva sollecitato la Polizia postale a perquisire abitazione e sequestrare i pc del sacerdote.

Don Nicola ha respinto ogni accusa sostenendo di aver scaricato il materiale tra il 2015 ed il 2016 per condurre una indagine sul fenomeno della pedopornografia nell'ambito ecclesiastico.

Il sacerdote è stato comunque arrestato e posto prima ai domiciliari e quindi in carcere; poi, il 3 febbraio scorso, le fiamme gialle trovarono altro materiale, che ritraeva bambini in atteggiamenti sessualmente espliciti, scaricati da una chat e condivisi con altri utenti della piattaforma. Di qui l'aggravamento della misura cautelare e il trasferimento nel penitenziario di Carinola, dove De Blasio è rimasto sino alla decisione della giudice Di Palma.
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Un altro filone dell'indagine ha riguardato 170.000 euro in contanti scoperti nella sua abitazione nel corso di una perquisizione. La difesa ha chiarito che per circa 80mila euro si trattava di offerte per i lavori di ristrutturazione della chiesa, mentre il resto erano risparmi lasciati dai genitori del prete. Il denaro era stato poi dissequestrato.

Così l’avvocato difensore Vincenzo Sguera ha commentato la decisione del Tribunale id Napoli: “La sentenza ci soddisfa. Contiamo di ridurre la pena in appello ma, per il momento, siamo contenti dato come si sono messe le cose”.

Nicola De Blasio è un sacerdote molto conosciuto nel Sannio per il suo impegno sociale nei confronti dei più diseredati, in particolare nel Rione Libertà dove ha sede la parrocchia di San Modesto. Fin qui la vicenda giudiziaria.
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I reati contestatigli sono tra i più gravi, ancor di più per un sacerdote. Ma, come ha detto il difensore di Don De Blasio, la vicenda giudiziaria non è ancora conclusa, visto il preannunciato ricorso in appello. Vanno quindi rispettati i principi del garantismo dello stato di diritto, uno dei quali statuisce che non si è colpevoli fino a sentenza di condanna passata in giudicato.

Se non si è tra coloro soliti a correre per “scagliare la prima pietra”, per esprimere un giudizio in merito, dunque, va almeno atteso che il processo si compia definitivamente. E ciò senza togliere nulla alla gravità delle accuse, ai fatti già avvenuti e noti e alle conseguenze già prodotte: il prete ha lasciato tutti i suoi incarichi in parrocchia e alla Caritas (dove è stato sostituito), nonché ai danni, come minimo d’immagine, per l’Arcidiocesi di Benevento, su una materia sulla quale la Chiesa cattolica nel mondo intero sta pagando un prezzo altissimo. (C.P.)