Alto il coefficiente di difficoltà per il Benevento a Pisa, ma conteranno le motivazioni per sbarcare in finale

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Gianluca Lapadula
Gianluca Lapadula

C'è l'arena (Garibaldi/Anconetani). C'è la siepe di folla assetata (di gol) e pronta agli "olè" di rito. Ci sono gli undici banderilleros nerazzurri a calpestare il prato. C'è il torero, in panca, dal nome evangelico (D'Angelo) e le intenzioni infernali. Ci sono tutti gli ingredienti per una corrida con vittima sacrificale avvolta nella muleta (giallo)rossa. E chissà, magari l'epica di Hemingway farà capolino ma il superuomo diventa l'animale...
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Semifinale di ritorno in Toscana, il Benevento è a Pisa per giocarsi l'accesso all'ultimo atto, sempre in due tempi, del campionato cadetto: la finale per la promozione in Serie A. La Strega riparte da una vittoria, la seconda in fila in questa fase post stagionale, entrambe a firma Lapadula: le vale una opzione in più sull'esito al fischio di chiusura (solo la sconfitta rimanderebbe nel Sannio i giallorossi con l'obbligo della vacanza forzata).

Varrà, su tutto, l'aspetto motivazionale. È una di quelle vigilie in cui, come da consolidata tradizione cinematografica declinata sul versante sportivo in salsa americana, nello spogliatoio andrebbe affisso un cartello con le parole che il tecnico di casa ha affidato ai media discutendo, con rammarico, della gara di andata: "Sono sicuro che il Pisa passerà il turno".

Ecco, pertanto, qualcosa su cui meditare ben più pensosamente dell'applicazione di uno schema. Anche se quest'ultimo non dovrebbe mancare...

Letteratura a parte, il coefficiente di difficoltà c'è ed è alto. I precedenti in Toscana fra le due formazioni parlano di una prevalenza del Pisa, nel complesso (tre vittorie nerazzurre, quattro pareggi, un acuto giallorosso) e, soprattutto, il torneo di quest'anno ha visto il Pisa perdere una sola volta in casa, con il Frosinone: da qui, evidentemente, derivano molte certezze toscane. Ma Pisa è anche piazza di miracoli...