Ignorare la scaramanzia, il pessimo finale di stagione e mettercela tutta: il Benevento ad Ascoli contro il pronostico

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C'è una bibbia (anche) laica e irrazionale sul 'venerdì 13'. La credenza popolare lo vuole giorno sfortunato, la cinematografia lo lega ad una delle più terrificanti maschere horror (quella di Jason). Porta sfiga e incute paura, insomma. Un po' ovunque, sul web, c'è una piccola lista di cose da non fare di venerdì 13 e anche – soprattutto – una serie (sette) di riti scaramantici. Tra essi, è considerato un gesto perfetto per scongiurare la sfortuna toccare legno, d'ambivalente derivazione: matrice cattolica (la croce) e pure pagana (negli alberi si riteneva vivessero creature magiche: bussare per credere).

Nel caso del venerdì 13 calcistico sannita, però, questo scongiuro si rivelerebbe inefficace: toccare legno vorrebbe infatti dire non segnare gol. E invece c'è proprio necessità di evitare i legni, della porta, e gonfiare il sacco in questo debutto post-stagionale dei giallorossi di mister Caserta, ospiti in terra marchigiana dell'Ascoli e per questo indietro per opportunità (solo uno il risultato utile ai sanniti, per andare avanti: la vittoria).

Oscilla tra i 90' e (in caso di parità dopo i tempi regolamentari) i 120' il lasso di tempo in cui dare corpo a siffatto programma, riponendo accuratamente dietro le spalle il finale di stagione regolare dei giallorossi: nel senso, però, di non limitarsi a nascondere la polvere sotto il tappeto, ma di darsi una bella scrollata e provare a ripartire, spazzando via anche il clima di depressione che ovviamente s'è impadronito dell'ambiente.

Non è semplice, se si sbircia preoccupati il recente passato, ma neppure esistono – nello sport – imprese impossibili in principio. Si tratta, allora, di verificare, sia pure a così breve distanza dagli scottanti eventi che hanno meritatamente collocato il Benevento al settimo posto finale, la credibilità del progetto in cantiere (i play/off) del piano... di ripresa e resilienza per l'arco ristretto di un paio di settimane. I sanniti hanno il solo dovere di lottare, al meglio delle loro possibilità.