L’attacco alla libertà delle donne temuto negli USA: bisogna tenere alta la guardia, potrebbe succedere anche da noi

- Opinioni di Teresa Simeone

Quando Popper ricordava che il prezzo della libertà è un’eterna vigilanza ci ammoniva, contestualmente, dal ritenere che i diritti fossero acquisiti una volta per tutte. Abbiamo potuto constatare come ciò sia drammaticamente vero in questi ultimi anni in cui abbiamo assistito a veri attacchi alle fondamenta della democrazia. E proprio nel paese che per primo fu protagonista di una rivoluzione che scaturì dalla ribellione a imposizioni inaccettabili e che avrebbe portato alla sua nascita, la nascita appunto degli Stati Uniti d’America.

L’attacco a Capitol Hill del 2021, addirittura mosso dai sostenitori di un presidente che avrebbe dovuto difendere il cuore della sovranità popolare, è stato il segnale di come sia fragile l’istituzione democratica, anche se la risposta ha dimostrato che gli anticorpi erano ancora vitali.

E ora l’attacco è ai diritti civili, quelli che davvero non si pensava potessero essere messi in discussione, tra i quali l’accesso all’aborto, conquistato a seguito di lotte femministe e impegno civile, e sempre nello stesso paese. Se la Corte Suprema dovesse davvero confermare il ribaltamento della Roe contro Wade sarebbe una iattura per le donne americane che vedrebbero negata la possibilità di accedere legalmente all'interruzione volontaria di gravidanza in vigore nel Paese dal 1973.

Se la Corte Suprema ribalterà la sentenza ‘Roe vs Wade’ sarà un attacco diretto alla libertà”, ha scritto su Twitter la vice presidente Kamala Harris e Nancy Pelosi, sulla stessa scia, ha ribadito che “Se le notizie sono corrette, la Corte suprema è pronta a infliggere la più grande restrizione dei diritti degli ultimi 50 anni, non solo alle donne ma a tutti gli americani”.

Molti opinionisti sostengono che si stia esagerando la portata del fatto e che se ci fosse una sentenza di ribaltamento di Roe vs Wade non si impedirebbe l’interruzione di gravidanza, ma si darebbe agli Stati la facoltà di scegliere. Fin troppo semplice rispondere che questo porterebbe a negare, di fatto, alle donne di molti Stati conservatori la possibilità di praticare l’aborto, costringendole ad affidarsi, nel 2022, alle mani di incompetenti, come avveniva nel passato, o a rivolgersi all’estero.
Se la bozza pubblicata da “Politico” dovesse essere approvata, si tornerebbe indietro di cinquant’anni. "Rifiuto l'idea che mia nipote debba combattere per gli stessi diritti per i quali si sono battute generazioni. Questi diritti dovrebbero essere garantiti. Il nostro stato accoglierà chi dovesse averne bisogno a braccia aperte. L'aborto sarà sempre sicuro e accessibile a New York", ha affermato la governatrice di New York, Kathy Hochul.

La verità è che le numerose organizzazioni “Pro-Vita”, come se poi chi vuole la libertà di scelta fosse Pro-Morte, sono ovunque sempre sul piede di guerra e portano avanti una battaglia ossessiva contro l’aborto. Oggi il problema si ripresenta negli USA, ma domani potrebbe ripresentarsi anche in Europa e in Italia. Quanti ospedali sul nostro territorio pullulano di obiettori di coscienza che mettono in crisi la struttura pubblica che, ricordiamo, deve, per legge, garantire l’Interruzione Volontaria della Gravidanza? Alla fine si riesce ad accedervi, ma quanti step si devono superare, quante umiliazioni sono costrette a subire prima quelle donne che, in piena e consapevole autonomia, nel recarsi in ospedale, devono passare per le Forche caudine di banchetti di organizzazioni pro-life che, nelle persone di zelanti e proclamatesi professioniste, cercano di dissuadere la malcapitata di turno, già turbata e dunque più vulnerabile, e indurla a recedere dalla sua decisione? Ingerenze inammissibili ai danni di chi è già fortemente stressato dal disagio psicologico della scelta.

La legge 194 è una legge di civiltà, promulgata dopo un iter tormentato nel 1978 e confermata tre anni dopo nel maggio del 1981 dal referendum con cui il popolo italiano ha ribadito il consenso alla sua conservazione ma che continua a essere oggetto di offensive quando forze reazionarie e passatiste salgono al potere e riaprono il dibattito. E di nuovo si rimettono al centro diritti acquisiti che pensavamo non dovessero più ripresentarsi.

«Tenete tutti alta la guardia. Se può accadere qui, può accadere ovunque» ha dichiarato Diane Derzis, la proprietaria dell’unica clinica in Mississippi in cui si pratica l’interruzione di gravidanza. Ed è vero: dobbiamo vigilare perché il passato, con le sue mammane, i suoi ferri infetti, i dolori atroci di interventi abusivi senza anestesia e garanzie sanitarie, le sue morti per setticemia, la brutalità nei confronti della donna rimanga passato e non diventi mai più presente.