Finito malissimo il film horror del Benevento. Urgono cambiamenti

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Caserta, Vigoito e Foggia
Caserta, Vigoito e Foggia

Ovviamente a un certo punto, con l'amico telecomando al fianco, s'è rivelato di indubbio e maggiore interesse seguire cosa accadeva altrove rispetto allo stadio ‘Ciro Vigorito’ di Benevento. Con le telecamere a scavare nello sconforto del Monza e del Frosinone, nella voglia matta del Perugia; con le telecamere a scovare la gioia ex giallorossa e anche ora giallorossa di Lucioni, Coda e soprattutto Baroni e un Lecce meritatamente primo; nella signorilità e classe di Pecchia e della sua Cremonese, che molto spesso ha giocato degnamente al calcio su un campo di calcio.

Il Benevento, si dirà. Mah, sovviene il consueto adagio di circostanza, puntello essenziale per recensire il film horror proiettato nelle ultime settimane di stagione regolare, quando si trattava di cogliere opportunità e raccogliere un risultato prestigioso ancorché immeritato: toccato il fondo, non si può che risalire.

Il modo, oggi, non è affatto chiaro: l'impegno dei play/off è divenuto di colpo pressante e in salita sin dal primo turno che non è stato possibile, per demeriti propri, evitare. Valga, come sottotraccia, la consolazione anch'essa di circostanza: si riparte da zero, che non vuol dire solo ricominciare da capo nello stretto di pochissime partite, ma anche da 'zero' propriamente detto, cioè dalla posizione impietosa di una sostanziale impotenza.

Ci si augura tutti che la squadra cara al presidente Oreste Vigorito riesca a risalire la china dalla settima posizione con fatica conquistata, a questo punto, e che riesca nell'impresa che fu qualche (storico) anno fa.

Purché, dopo, si abbia il coraggio di fare, e dire e scrivere, quel che appare sempre difficile esporre con chiarezza: i capoluoghi di una modesta provincia fra dirigenza e panchina (Foggia e Caserta) è bene lascino infine il posto a qualche... capitale.

Di qui consegue anche una scrematura della rosa. Il pallone è pure (puro) divertimento, e quest'anno – vada come vada – ci si è mangiati il fegato. G.F.