Le ripetute prove di immaturità del Benevento non devono scoraggiare: i playoff sono un altro mondo

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Oreste Vigorito, presidente del Benevento Calcio
Oreste Vigorito, presidente del Benevento Calcio

Oreste Vigorito è con tutti e due i piedi immerso nella realtà economico-sociale della provincia di Benevento, da anni. Non è un caso, ad esempio, che allo stato ricopra il ruolo di presidente provinciale di Confindustria, anche se – sempre a onor del vero – è più 'riconosciuto' come presidente, e dominus, del Benevento calcio, le cui imprese su un rettangolo verde hanno conosciuto vertici nazionali, con alterne fortune. La sua credibilità, imprenditoriale e sportiva, non può quindi essere discussa, se si guarda ai risultati.

Per quanto però, dopo l'esibizione da vergogna a Monza della sua creatura, egli abbia inteso metterci la faccia – come si suol dire – parlando ai giornalisti, alcune sue considerazioni, comprensibili, non vanno condivise a forza.
“Il nostro obiettivo era quello di fare un campionato competitivo e dobbiamo riconoscere che siamo in zona play off dall'inizio del campionato. Giocarsi ancora una volta la promozione significa aver mantenuto le premesse. Poi l'appetito viene mangiando”, ha dichiarato, correttamente. “L'amarezza viene forte perché l'obiettivo era possibile anche in un anno di transizione. Dobbiamo prendere quanto di buono fatto e chiudere questo campionato, per poi pensare ai play off e vedere se saremo capaci a pianificare un mini torneo”, ha proseguito.

Insomma, funziona, secondo queste parole, che pur avendo avuto la possibilità di lottare per un traguardo superiore alle aspettative di un mero anno di transizione, e nonostante una acclarata qualità del campionato in decisa picchiata verso il basso, l'aver fallito non uno ma ben tre match-point va segnato in rubrica come un compito assolto perché comunque l'asticella era posta più in basso. E non piuttosto come una clamorosa opportunità gettata alle ortiche, perché la squadra tutta (dirigenti, tecnici e atleti) si è sgonfiata sul più bello, quando cioè erano necessarie quelle doti di carattere e tecniche a qualificare il campionato portato – pur con fatica – avanti fino quasi al traguardo più ambito.

Queste ripetute prove di immaturità, e certe verità di spogliatoio celate, non depongono bene per la fase post-stagionale (la squadra è in caduta libera), ma neppure sono una sentenza già scritta... I play/off sono un altro mondo, dove quanto finora conosciuto non è detto sia effettivamente tutto il conosciuto possibile.

Intanto, siamo alla vigilia dell'ultimo turno di stagione regolare, collocato di venerdì, e duole leggere sul sito della Lega di Serie B, ad esempio, che l'attuale è “il campionato più incerto di sempre: da nove anni le promosse non si decidevano all'ultima giornata. Da 35 non c'era una volata a quattro”, ovvero – per contro – constatare che già “sono 3 i verdetti definitivi dopo la 37° giornata: Ascoli qualificato ai playoff con la sua undicesima vittoria esterna stagionale (record del torneo 2021/22) che mette a rischio la Cremonese nella corsa alla promozione diretta in Serie A e Brescia e Benevento oramai fuori dalla corsa per la promozione diretta in A”.
Delusione ancor più profonda si prova a leggere come ci si districherà in alto: “Se il Lecce batte il già retrocesso Pordenone e chiude la stagione a 71 punti, il secondo posto – come quota promozione – oscilla fra i 70 punti (se Monza vincerà a Perugia) e 67 (in caso di sconfitta brianzola e arrivo possibile a quella cifra anche di Cremonese e/o Pisa)”.

E a quel Benevento clamorosamente inchiodato a quota 63 tocca, in chiusura e prima dell'avventura nei play/off, l'ormai tranquilla Spal, con l'obiettivo di cogliere il miglior piazzamento possibile nella griglia post-stagionale (ma dipende anche da altri risultati), preservare i suoi diffidati da eventuali ulteriori, perniciosi cartellini di qualsiasi colore, recuperare, per quanto possibile, assenti infortunati o chissà cosa altro, infine fare una flebo di carattere.