Il Diario dell'Argonauta. 49 - L’ultimo sole degli innamorati fuori età

- Cultura Spettacolo di Anteo Di Napoli

“Lei ha letto Cooper? Sa che cosa dice Cooper?”. “Cioè Cooper ha detto tante cose, mica una”. “La comparsa dell'amore è sovvertitrice di ogni buon ordinamento sociale della nostra vita! Questo ha detto Cooper”. È il celebre dialogo di “Ricomincio da tre”, tra Gaetano (Massimo Troisi) e un uomo maturo, trovato inaspettatamente in casa di sua zia, in vestaglia. L’uomo sente la necessità di dare delle spiegazioni, nel timore di essere mal giudicato sul piano etico, essendo la sua passione per la zia di Gaetano quella di un non più giovane.

Argomento sempre scottante, a giudicare dal clamore mediatico della vicenda che ha coinvolto la cinquantenne preside di un liceo romano e un diciannovenne alunno. Il giovane ha pensato bene di vantarsi o millantare con gli amici una relazione con la donna, conservando e diffondendo i messaggi whatsapp che si scambiavano (finiti poi sui giornali). Fulgido esempio di “gentiluomo” con una lunga carriera davanti...

Non ci sfugge assolutamente la peculiare delicatezza del rapporto tra preside e alunno della medesima scuola, ma è pur vero che si tratterebbe della relazione tra due maggiorenni consenzienti. Tuttavia, mentre la donna, sbattuta in prima pagina con tanto di foto, è stata travolta da un’autentica gogna mediatica, del ragazzo (ripeto, maggiorenne) non si è saputo neppure il nome. Molti si sono interrogati su tale disparità di trattamento, che ha presentato il ragazzo come la vittima un po’ ingenua degli appetiti di una megera, oltretutto sposata. Si è parlato anche di probabile sessismo per questa scelta comunicativa.

Sulla vicenda ho avuto una “vivace” discussione con mia moglie, che ha giudicato la donna come un’irresponsabile, anche per non aver considerato le conseguenze sul proprio matrimonio. Ho obiettato che, al netto di altre valutazioni specifiche del caso, se la donna fosse stata davvero innamorata la penserei come Cooper: se compare l’amore, saltano tutti gli schemi...

Affermazione che non ha molto gradito, pur avendole fatto notare che una vicenda analoga in nessun caso mi sarebbe potuta accadere... Innanzitutto, perché non avrei mai accorciato le distanze con una ragazza così tanto giovane, meno che mai se alunna di una scuola di cui fossi stato il preside.

Ma soprattutto perché io sono irresistibilmente attratto dalla “testa” di una donna, intendendo per “testa” una personalità trascinante, autonoma, imprevedibile, dotata di un’intelligenza tanto brillante da potersi sintonizzare con la mia testa, “tenendomi testa”, se mi si perdonano il gioco di parole e un po’ di presunzione... Caratteristiche sostanzialmente incompatibili con quelle di una diciannovenne, per quanto precoce possa essere.

Solo una donna “con testa” può scatenarmi emozioni forti, apparendo ai miei occhi anche bella se solo carina, bellissima se già bella. Sinceramente di donne che mi abbiano attratto in questo modo ne ho conosciute meno delle dita di una mano. Viceversa, ho conosciuto e conosco donne molto belle dalle quali non sono attratto, perché la loro “testa” non mi intriga.

Quello della preside e del giovane “gentiluomo” è un caso limite, per il “setting” e per la differenza d’età davvero notevole. Comunque, chi non è “in età da innamoramento” determina istintiva perplessità, se non stigma. Nello specifico il “fuori età” è per di più una donna (!), seduttrice senza scrupoli di un giovanotto indifeso...
Sdrammatizzo, ma l’argomento è serio, perché i sentimenti veri lo sono sempre.

Sottolineo “sentimenti”, perché ben diverso sarebbe il caso di una differenza d’età che sottenda un esercizio di potere del più grande sul più giovane (quasi sempre un uomo verso una donna). Una tipologia di rapporto che si fonda sulla prevaricazione e non di rado si manifesta in forme abiette, se non francamente criminali.

Quando in ballo ci sono sentimenti veri, invece, il rapporto di forze si ribalta generalmente a vantaggio della persona più giovane, che ha meno da perdere in termini di “ruolo sociale”, ma soprattutto ha davanti a sé un futuro che le garantisce molti più “margini emotivi”.

Giorni fa, esponevo in proposito a Maria Sara, “sorella d’elezione”, la mia teoria dei “tre soli”. Parte dall’identificazione tra la persona amata e il sole, molto classica (“così mi disse il sol de li occhi miei”, tanto per fare una “citazione Somma”) e tipica dell’idealizzazione che caratterizza l’innamoramento. Afferma che “alla fine” una persona ricorderà soltanto il primo, il principale (ovviamente) e l’ultimo “sole” della sua vita, che possono anche coincidere nella stessa persona. “È evidente - notava la mia amica - che l’incognita è l’identificazione dell’ultimo sole”. “Più agevole, ma anche emotivamente senza appello possibile per chi è prossimo al tramonto”, aggiungo io.

Nell’ultima lezione del mio corso d’inglese ho scoperto che “to be mad at someone” e “to be mad about someone” significano, rispettivamente, “essere arrabbiato con” e “essere innamorato di” qualcuno. “Due sentimenti teoricamente opposti descritti con frasi quasi identiche, incentrate entrambe su mad (matto)”, ho fatto notare alla mia amica. “Non è così strano, se ci pensi bene - mi ha risposto – perché non c’è evento più destabilizzante dell’innamorarsi”. Così parlò Maria Sara!