Il Diario dell’Argonauta. 45 – L’insostenibile pesantezza dello scontro sui social

- Opinioni di Anteo Di Napoli

Riprendo a scrivere dopo alcune settimane, per la più valida delle motivazioni possibili: il silenzio della mia Musa. Uno dei propositi dichiarati pubblicamente per il 2022 è stato ridurre la mia “esposizione social”, sia per il desiderio personale di “tornare umano”, recuperando rapporti più autentici e diretti con le persone a cui tengo di più, sia per la necessità di allontanarmi da un ambiente sempre più tossico, popolato da semisconosciuti che in epoca di Covid hanno dato compimento alla celebre “profezia” di Umberto Eco: “I social network danno diritto di parola anche a legioni di imbecilli che prima parlavano solo al bar dopo un bicchiere di vino, senza danneggiare la collettività. Venivano subito messi a tacere, mentre hanno lo stesso diritto di parola dei Premi Nobel”.

Anni di teorie del complotto, di negazione della scienza (che ovviamente non è verità assoluta e immutabile, altrimenti non sarebbe tale), di convinzioni strampalate come quelle dei cosiddetti “terrapiattisti”, in epoca di Covid hanno trovato la sintesi nel movimento “novax” che si oppone ai vaccini anti-Covid, considerati lo strumento attraverso i quali i “poteri forti” intenderebbero instaurare una dittatura sanitaria contro il “popolo”. Il fatto che queste tesi siano non di rado sostenute da nostalgici di dittature vere, dissociati al punto da negare l’Olocausto e simultaneamente paragonare il Green Pass alla stella di Davide che gli ebrei erano costretti a indossare nella Germania nazista, m’atterra, per dirla col Cardinale Borromeo di manzoniana memoria...

Quel che Umberto Eco forse non aveva previsto è la “variante” della discesa in campo di intellettuali, soprattutto filosofi, per supportare, se non addirittura promuovere, queste posizioni.

Una quindicina d’anni fa (da volontario ero coordinatore nazionale del settore medico di Amnesty International) feci la mia prima esperienza di “complottismo” in ambito scientifico. Mi telefonò la responsabile della comunicazione affinché io rispondessi a un negazionista dell’esistenza dell’HIV/AIDS, a suo dire invenzione delle case farmaceutiche! Trasecolai, incapace di organizzare una risposta a una richiesta che mi sembrava assurda. In quegli anni lavoravo con Patrizio Pezzotti, che ascoltò la telefonata (dividevamo la stanza al lavoro), tra i più importanti epidemiologi italiani e amico carissimo, autore di un’infinità di pubblicazioni scientifiche proprio su HIV/AIDS, che feci pervenire al “complottista”, temo con nessun esito.

Ho rinunciato da tempo a discutere in qualsiasi sede con i “novax”, soprattutto sui social dove mi è toccato prendermi insulti da gente che, nella migliore delle ipotesi, utilizzava i libri come pali della porta per giocare a calcio quando marinava la scuola...

Il fanatismo di molti di loro è tale da vincere anche l’istinto di sopravvivenza, essendo evidenza incontrovertibile il rischio mortale al quale i non vaccinati si espongono.

Ma alcuni “novax”, parlando dal “bar social” o da una cattedra universitaria (sic!), non si fermano neppure davanti a un morto, sghignazzando oscenamente, come accaduto recentemente per David Sassoli, solo per poter affermare un’associazione tra vaccino e decesso, del tutto falsa, ignorando la storia clinica di un uomo perbene che lottava da anni con un tumore del sangue.

Sarà perché in questo periodo sono particolarmente sensibile a vicende di uomini prematuramente scomparsi, amati infinitamente dai propri cari, unanimemente ammirati e stimati per la grandezza d’animo e il valore professionale, ma raramente ho provato così tanto disgusto come per questi individui emersi dalle fogne social, miserabili e vigliacchi. Le vite di questi “odiatori social” certamente non hanno mai conosciuto “dignità, passione, amore”, le tre parole con le quali il figlio di David Sassoli ha salutato il padre.

È possibile redimere queste persone? Farlo con la bellezza eterna dei versi di Omero, che chiude l’Iliade proprio con la condanna dello scempio che Achille fa del corpo di Ettore?

E tante onte a qual fine? Per servir d’Achille alle furie; d’Achille a cui nel seno né amor del giusto né pietà s’alberga, ma cuor selvaggio di lìon che spinto dall’ardir, dalla forza e dalla fame il gregge assalta a procacciarsi il cibo. Tale il Pelíde gittò via dal petto ogni senso pietoso, e quel pudore che l’uom castiga co’ rimorsi e il giova.” (Iliade XXIV, 53-62)

Temo sia una pia illusione la mia, riassumibile nel passo evangelico: “Non date le cose sante ai cani e non gettate le vostre perle davanti ai porci, perché non le calpestino con le loro zampe e poi si voltino per sbranarvi”. (Matteo VII, 6)