Note del sindaco Mastella e di Corona per “Altra Benevento è possibile” sulla vicenda Conca

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Gabriele Corona
Gabriele Corona

Scrive Clemente Mastella Sindaco: Di seguito la risposta che il settore avvocatura ha inviato al sindaco: in relazione alla richiesta di chiarimenti sul comunicato stampa relativo al contenzioso Con.Ca. di Benevento, si precisa quanto segue. Nel commento alla vicenda di recente definita in giudizio, si precisa che il lodo arbitrale del 2010, poi impugnato in Corte d’Appello ed in esito alla sentenza del giudice di appello, in Cassazione, ha accolto non solo l’azione di risarcimento dei danni della Con.Ca., ma preliminarmente ha accertato l’inadempimento del Comune dell’obbligo di trasferimento del diritto di superficie delle aree destinate alla realizzazione dell’intervento edilizio e dell’obbligo di attribuzione delle aree per le opere di urbanizzazione, sulla espressa motivazione che le convenzioni stipulate tra le parti prevedevano la cessione del detto diritto di superficie “con effetto reale dalla data di acquisizione del terreno… e sotto condizione sospensiva dell’acquisizione medesima”. Senonché, sempre come rilevato nella decisione arbitrale, il diritto che il Comune si era obbligato a trasferire non è stato mai trasferito perché mai sorto come diritto di proprietà in capo al Comune, non avendo quest’ultimo “mai portato a compimento le procedure di acquisizione dei suoli”

Pertanto la pronuncia di decadenza del Comune “dà atto della avvenuta estinzione di un diritto che, per sua stessa inadempienza (del Comune n.d.r.) non è mai sorto. Conseguenzialmente la decisione arbitrale, oggi definitivamente esecutiva, ha accertato l’insussistenza in capo al Comune del diritto di proprietà, e quindi di superficie, delle aree in questione.
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Scrive Gabriele Corona, del movimento “Altra Benevento è possibile”
: Con una dichiarazione alla stampa il sindaco Mastella annuncia una indagine per accertare chi sarebbero i responsabili del danno procurato al Comune di Benevento a seguito della sentenza della Corte di Cassazione che ha confermato, in parte, la decisione della Corte di Appello su un Collegio Arbitrale relativo alla questione Con.Ca. e il Piano di Recupero di Via Galanti.

Mastella che addirittura si propone come statista capace di risolvere, con grande facilità, le crisi del Governo nazionale e adesso anche di architettare accordi efficaci per la elezione del nuovo Presidente della Repubblica, ritiene che dalla semplice lettura della cronaca dal 1999 al 2008 aveva già compreso tutto, prima ancora della Cassazione che ha avuto bisogno di tre sentenze per decidere, in parte.

Il Piano di Recupero di via Galanti ad opera della società consortile Con.Ca. di Caserta-Napoli è una delle più complicate vicende urbanistiche, edilizie e giudiziarie di Benevento dal dopoguerra ad oggi, cominciata nel 1999 con la definizione del Programma di Recupero Urbano del Rione Libertà.

Dei tredici interventi previsti da quel Programma per cambiare il volto del popoloso rione, ne furono realizzati meno della metà a causa di una serie di errori tecnico-amministrativi. Clamoroso fu il fallimento sul nascere del progetto Spina Commerciale della società consortile Partenope, cioè la stessa compagine societaria della Con.Ca. che in città aveva realizzato altri interventi anch’essi oggetto di contestazioni varie e relativi arbitrati milionari (lungo Sabato e scuola di via Aldo Moro).

Il Piano di Recupero di via Galanti prevedeva la realizzazione di otto edifici per abitazioni che la Con.Ca. doveva costruire a sue spese e poi vendere a prezzi stabiliti da apposite convenzioni, ma fin dall’inizio fu caratterizzato da una lunga serie di contenziosi tra la ditta, delegata anche agli espropri, i proprietari dei terreni e i prenotatari acquirenti per il prezzo di promessa vendita non conforme alla convenzione.

Nel 2008 il Comune dichiarò la decadenza della Concessione del diritto di superficie perché: erano stati realizzati abusi edilizi su cinque edifici in parte completati e due in costruzione; non erano stati avviati i lavori per la costruzione di altri due edifici nonostante la disponibilità dei suoli e gli acconti pagati dai prenotatari; non erano stati pagati per intero gli espropri dei terreni; non erano state realizzate e cedute gratuitamente al Comune le opere di urbanizzazione; erano state presentare Polizze Fideiussorie inefficaci; erano stati rescissi contratti di promessa vendita degli alloggi senza la restituzione degli acconti...

Contro questo provvedimento sì è pronunciato un Collegio Arbitrale, con una controversa decisione poi impugnata in Corte di Appello e sulla quale si è pronunciato la Corte di Cassazione Civile dopo l’intervento della Cassazione a sezioni unite.

Insomma una vicenda giudiziaria particolarmente complessa e non del tutto conclusa, alla quale si aggiungono vari ricorsi al TAR e al Consiglio di Stato da parte di Con.Ca. e Comune e poi decine di ricorsi al Giudice Civile e alla Corte di Appello da parte di prenotatari che hanno versato acconti mai restituiti o acquistato alloggi mai realizzati, con conseguenti legittime richieste di pignoramenti.

Per Mastella invece dichiara che “questa incresciosa situazione si poteva evitare, a leggere le cronache dell’epoca” e di conseguenza individua le responsabilità di “quelli di prima” cioè gli amministratori dal 1999 al 2016.

Farebbe bene il sindaco ad occuparsi, invece, delle questioni di cui è responsabile, ad esempio l’affare depuratore, di grande attualità, oppure la mancata adozione di atti di sua competenza per il caso Ipermercato Zamparini e i tre milioni di euro di mancati incassi a favore del Comune di Benevento. Quando si decide ad organizzare su queste due questioni apposite conferenze stampa?