Le non poche incongruenze del magnificato bonus del110% per l'efficientamento energetico e il risanamento sismico

- Opinioni di Maurizio Salomone Megna

Con il nemico alle porte è difficile fare critiche, si passerebbe per disfattisti. Ma la tentazione è forte ed ecco cosa scrivo. Sono un architetto ed in questi ultimi mesi ho ascoltato un monologo collettivo, una specie di mantra, dove si magnificano le potenzialità del superbonus 110 e del sisma bonus. Anzi la vulgata che passa, anche su articoli di riviste del settore, specie in dirittura di arrivo della Finanziaria 2022, propone i due strumenti come la panacea per i 12,5 milioni di edifici che rappresentano il patrimonio residenziale dell’Italia: finalmente efficientamento energetico e risanamento sismico.

Senza andare nel merito delle metodologie di intervento, mi preme invece evidenziare le incongruenze messe in evidenza nella documentazione prodotta dalla Camera dei Deputati intitolata “ … una stima dell’impatto delle misure di incentivazione” in collaborazione con l’Istituto di Ricerca CRESME, importante documento datato 9 dicembre 2021 e numerato 32/3. Se siamo sicuri sulla autorevolezza della fonte, non lo siamo sul conflitto d’interesse, tuttavia chi ha elaborato il documento mette in evidenza, con una certa ingenuità, la insignificanza degli interventi del superbonus 110 sull’edilizia italiana e dei progetti antisismici.

Ora vedremo. Con il PNRR, Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, il Governo Draghi all’interno della Missione M2C3 nel 2021 ha destinato al Superbonus nel complesso ben 14 miliardi di euro, una cifra enorme, che in anni passati definiva un’intera finanziaria. Questa generosa agevolazione fiscale, dopo l’ultimo decreto semplificazione dell’agosto 2021, ha rotto gli indugi e per la fine del 2021 si stima che il Superbonus raggiunga già la cifra massima stanziata.

Leggendo però il documento della Camera dei Deputati, il n. 32/3 di cui sopra, si scopre a pagina 17 che il Superbonus è intervenuto soltanto sullo 0,42% della superficie complessiva degli edifici residenziali esistenti in Italia, ovvero su di un numero insignificante di stabili.

E questo è niente. Sempre nel documento elaborato dal CRESME si scopre che il cosiddetto investimento raggiungerà il punto di “payback” (punto in cui quanto speso si pareggia ed inizia la produzione di utili) per quanto riguarda la spesa sostenuta per l’involucro esterno delle case cosiddette “efficientate”, tra ben 68 anni mentre per gli interventi “trainati” tra 56 anni.

Insomma quello che viene declamato come un intervento decisivo per il patrimonio residenziale dell’Italia in realtà, per quanto costosissimo e con fondi oramai già esauriti, migliorerà, se migliorerà, un numero di edifici risibile lasciando invece un pesante debito non solo per i nostri figli ma addirittura per i nostri nipoti, il tutto certificato dalla Camera dei Deputati assieme al CRESME.

Inoltre tutti gli interventi messi in atto, rivestimento a cappotto – infissi – coibentazioni – impianti – ecc. tra quasi settanta anni i nostri eredi li avranno sostituiti almeno tre volte, sisma permettendo! Non a caso qualche autorevole economista già parla di “rischio morale” ovvero quando gli operatori in azione speculano con soldi non loro sapendo che per qualunque inefficienza o errore non dovranno mai risponderne a nessuno.