La certezza del diritto e l'incertezza della scrittura normativa: disfunzioni ed ambiguità in politica

- Opinioni di Luigi De Nigris

Le cronache giudiziarie continuano a mostrarci la difficoltà di gestire il perverso triangolo tra potere economico privato, pubblica amministrazione e politica. Le riforme degli anni '90, volute dalla politica per presentarsi dopo Tangentopoli agli occhi dei cittadini-elettori con un volto nuovo, purtroppo non hanno migliorato la situazione. La separazione dei compiti tra la direzione politica e la direzione amministrativa, prevista dal d.lgs. n. 29 del 1993, non solo non ha facilitato i reciproci controlli, ma ha addirittura aumentato disfunzioni ed ambiguità. Che si tratti del più piccolo comune d’Italia oppure della Regione più grande, degli organismi governativi più importanti o di una modesta struttura periferica, occulte relazioni continuano ad alimentare un diffuso malcostume.

Secondo alcuni studiosi le cause della pulviscolare illegalità e di quella in grande stile, fatte di semplici omissioni o di condotte difficilmente accertabili, dipendono dalla proliferazione di norme poco chiare, scritte volutamente con un lessico oscuro ed ambivalente, per assecondare interessi e compromessi delle varie forze politiche e burocratiche. La stesura di testi normativi ermetici, incomprensibili e provvisori, assicurano infatti quell’arbitrarietà interpretativa che consente di favorire, a seconda della convenienza, una delle parti in gioco. Il famoso brocardo latino “In claris non fit interpretatio”, continua quindi ad essere sistematicamente ignorato.

Siamo in uno stato di diritto, è vero, ma la certezza del diritto è costantemente negata.