La Giornata contro la violenza sulle donne non sia un ossequio da calendario

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Sara Di Pietrantonio uccisa a 22 anni
Sara Di Pietrantonio uccisa a 22 anni

La Giornata Internazionale per l'eliminazione della violenza contro le donne (...magari) è anche locale: si va dalle delibere di Giunta (“...condannare; impegnarsi...”) agli incontri a tema su cui mettere il cappello con un patrocinio (chiesa, politica), alle conferenze stampa di organi delle istituzioni (forze di polizia, magistratura) che talora difettano nel motivare atteggiamenti se non negligenti quantomeno superficiali, nell'assumere decisioni che, seppure confortate da un costrutto normativo piuttosto solido, rivelano fragilità e si rivelano talora inefficaci - e mai che ci sia una chiara riflessione in tal senso.

L'elenco degli appuntamenti, in città e nel Sannio, è lungo; sempre ben accetto comunque. Mirato alla riflessione, soprattutto. Un po' meno relativamente al recupero del gap culturale che ancora imprigiona la società come riflesso di un mondo declinato al maschile.

Ecco perché le parole, le belle parole che certo saranno spese in ognuno degli appuntamenti allestiti, avvertirebbero quasi sempre il bisogno di un sostegno 'didattico', ciò che talora è mancato, e manca, sacrificato all'austerità della celebrazione piuttosto che all'utilità della circostanza.

Basta poco, che è poi tanto. Ad esempio, una proiezione pubblica (in classe, a casa, nei convegni, nelle piazze).

Capita quest'anno – come dire – 'sotto mano', per sobrietà e pietà ed efferatezza e sconvolgimento, una storia (personale e purtroppo universale) all'indirizzo di Rai Play, nella rassegna (ben più che eccellente: necessaria) “Ossi di Seppia”. Dove il femminicidio di Sara Di Pientantonio (2016) è ricostruito secondo il criterio della com-passione: venti minuti o giù di lì di racconto per immagini e testimonianze che lasciano davvero un segno, seminano indizi e consapevolezze, aiutano a guardare al futuro (colpa-punizione) con fiducia maggiore, nonostante la drammatica tela di una esistenza letteralmente bruciata.

Mille volte più semplice, diretto e istruttivo di ogni celebrazione... ma che vogliamo fare: pare quasi che certi 'anniversari' giungano solo per dar sfogo a un ossequio da calendario.

La visione si chiude, come al solito per gli “Ossi”, con un brano musicale complementare al contesto. Stavolta è “Gesù Cristo sono io”, di Levante. Un brivido, a scorrerne il testo. Guardare e ascoltare, dunque: questo sì, un obbligo. G.F.