Si fa presto a dire contrade... Le molte problematiche legate alle tante esistenti a Benevento

- Ambiente Sanità di pompeo nuzzolo

Sulle contrade, di cui si è tanto parlato nella campagna elettorale per le elezioni del nuovo Consiglio comunale e del Sindaco di Benevento, bisogna aprire un dibattito serio, privo di retorica, ma con uno sguardo che focalizzi gli effetti che il fenomeno espansivo delle contrade ha prodotto sulla città e sulle sue periferie. Le contrade - a differenza delle periferie che stanno dentro la città, anche se lontane dal centro storico - sono fuori dal perimetro della città perché sono in campagna ovvero nelle aree agricole. C’è un egregio lavoro, presentato sul tema dall’associazione politica “Civico 22”, elaborato da, Dora Ricci, Francesco Vasca, Silvio Baccari al titolo “Qualità di vita nelle periferie e contrade” che è una fotografia della realtà delle contrade.

Fornisce dati sulla popolazione residente, sugli servizi esistenti e sugli interventi infrastrutturali presenti, senza esprimere alcun giudizio sugli standard dovuti dal Comune nelle aree agricole che, per coerenza con le linee di riflessione indicate innanzi, non sono identiche a quelle dovute nelle aree urbane.

La seconda premessa riguarda la normativa urbanistica ovvero la capacita volumetrica che si può sviluppare nelle zone E (quelle a verde agricolo) e i soggetti abilitati a realizzare i predetti volumi. La funzione di dividere il territorio in zone ha lo scopo di proteggere l’equilibrio fra territorio edificabile e il territorio agricolo che per sua natura dovrebbe produrre reddito.

Lo studio ci dice che la popolazione residente nelle contrade, zone E, ammonta a 18.954 abitanti, rispetto a una popolazione complessiva beneventana di 57.638 abitanti. Lo studio ci dice pure che: “Il territorio fisico del Comune di Benevento si estende su di una superficie di circa 134 kmq ed è suddiviso in 10 quartieri e 23 macro-contrade. All’interno di ciascuna contrada si annidano un gran numero di micro-contrade (altre 23) che complessivamente occupano quasi il 90% del territorio comunale”.

Il fenomeno delle espansioni delle contrade si sviluppa alla fine del secolo scorso e, soprattutto, alla fine del primo decennio del 2000. Contestualmente inizia il fenomeno dello svuotamento della città alta con l’esclusione del rione Libertà. Nella città, contrade escluse, gli abitanti dovrebbero ammontare a 38.684 frutto di una decrescita. Lo svuotamento non è dipeso solo dall’emigrazione esterna, ma anche dallo spostamento dei cittadini nelle contrade. Il fenomeno ha prodotto due negatività; la sottrazione di territorio all’agricoltura e quindi dalla produzione di reddito; la diminuzione di presenze nell’altra parte della città che danno vita al commercio di vicinato e ad altre attività.

L’espansione del fenomeno delle contrade, oltre alla sottrazione di terreno alla produzione agricola, ha creato altre criticità che riguardano gli standard, i servizi universali e quelli a domanda individuale. Il fenomeno delle costruzioni in aree agricole è stato aiutato da una tendenza che ha informato i piani urbanistici: la valorizzazione dei borghi. I borghi nacquero nel medio evo come aggregati di edifici e funzioni, commercio, artigianato e persino della chiesa per cui, usando impropriamente questa parola, si sono spacciate per borghi le costruzioni sparse su terreno agricolo.

Lo studio elaborato da persone dell’ambiente universitario ci restituisce l’immagine di territori privi di infrastrutture, rete fognaria, illuminazione, rete idrica, commercio di vicinato e altri servizi tipici di un aggregato organico. Inutile approfondire il tema delle acque reflue che dovrebbero confluire in fosse biologiche soggette a prelievo, attraverso idonee macchine di spurgo, da scaricare in idonei siti di trattamento.

Sarebbe interessante fare un censimento e accertare l’assenza di scarichi nel terreno che è una piaga anche della città urbana. Basta ricordare la vicenda del depuratore di sito in località Cretarossa, che si è conclusa con lo scarico diretto delle acque reflue nel torrente San Nicola.

Costruire fognature depuratori, illuminazione scuole e altro appare difficile. Il nuovo assetto abitativo ha certamente prodotto maggiori costi ai pochi servizi esistenti, si pensi alla raccolta dei rifiuti che, pur provenendo da fabbricati molti dei quali, probabilmente, classificati al catasto come abitazione civili, versano una tassa ridotta pur producendo rifiuti urbani.

L’informazione più disarmante riguarda l’uso del territorio. Mentre, da qualche lustro, si cerca di non consumare territorio ai fini edilizi (è il principio principale dell’urbanistica, non consumare territorio e progettare i piani in funzione dei servizi, soprattutto i trasporti) lo studio elaborato da tre giovani ci avverte che il territorio di Benevento è quasi del tutto antropizzato. La città, oltre al vanto di avere le tariffe per la tassa sui rifiuti (Tari), ai primi posti in Italia, per la sua esosità, credo che possa vantarsi di essere al primo posto nella graduatoria dei comuni d’Italia per il consumo di territorio agricolo e per aver creato il concetto della città diffusa.