Né De Luca, né De Caro: è giunto il tempo di cambiare radicalmente nel Partito Democratico sannita

- Opinioni IlVaglio.it
La sede beneventana del PD del Sannio
La sede beneventana del PD del Sannio

Bisogna spostarsi di qualche chilometro e in altra, limitrofa provincia per trovare conferma d'una (già avanzata, ora rinforzata) chiave di lettura delle ultime vicende del Pd nel Sannio e, in particolare, a Benevento, nel voto amministrativo. Grazie ad alcuni esaurienti contributi che sulla testata on line irpina OrticaLab offre il direttore Marco Staglianò.

La storia è nota: in provincia e nel capoluogo ci sarebbero due Pd, l'uno che fa riferimento al deputato De Caro, maggioritario, l'altro che ha scelto De Luca e il suo allargato disegno regionale, iconicamente riassunto nelle figure di De Pierro, Del Vecchio e Lepore (già l'ex presidente Insogna è personaggio sfumato). Il primo Pd, quello ufficiale con tanto di simbolo, ha perso le elezioni cittadine; il secondo, senza simbolo e con un richiamo sbeffeggiante alla ragion d'essere del partito (“Essere Democratici”, appunto), le ha vinte al traino del Mastella avversato (sulla carta) sino al giorno prima.

Alla vigilia del ballottaggio, Staglianò ha scritto: “Sostenendo apertamente Clemente Mastella il governatore De Luca sta facendo a Benevento quello che l’onorevole De Caro, sostenendo Gianluca Festa nella contesa per la conquista di Palazzo di città, quindi Livio Petitto nella corsa al Consiglio regionale, ha fatto in questi anni ad Avellino”. Il ruolo di pedine di De Pierro, Del Vecchio e Lepore è piuttosto chiaro, dunque, e sul loro destino futuro non dovrebbero esserci dubbi, come s'avverte in parallelo sempre nel 'fondo' di Staglianò con l'occhio rivolto ad Avellino: “Il punto è che il Partito Democratico, almeno sulla carta, dovrebbe essere un partito federale. E in un partito federale la linea la dettano i territori. Se, dunque, la segreteria provinciale del Pd sannita ha legittimamente indicato la via dell’alternativa a Mastella scegliendo Perifano, quella è l’unica linea nella quale il Pd si può riconoscere. E chi, pur rivendicando appartenenza al partito, si è mosso al di fuori di quella linea, sostenendo un altro candidato e un’altra coalizione, si è posto fuori dal partito”.
La lotta intestina per fare 'smammare' De Caro nella quale s'è incuneato De Luca e ha tratto benefici Mastella, insomma, ha condotto al taglio degli attributi del marito per far dispetto alla moglie.

“Relativizzare questo principio vuol dire cedere al caos, al liberi tutti. Ed è proprio su questo principio che andrebbe costruita la pacificazione del Partito Democratico in Irpinia”, e scrivendo Irpinia Staglianò scrive anche Sannio. “In questa provincia (l'IrpiniaSannio, allora – Ndr) il Pd ha il dovere e tutte le condizioni per esprimere una propria classe dirigente, leadership sufficientemente solide per rappresentare questi territori con la dovuta autorevolezza e la necessaria autonomia, a Roma come a Napoli, senza ambiguità di sorta”.

Né padroni, né padrini – si sarebbe detto un tempo.

E qui converrà allargare la visuale, sempre grazie alle belle parole altrui: l'IrpiniaSannio “non ha bisogno né del Pd del governatore né del Pd di de Caro, ma di tornare ad essere artefice del proprio destino”. Dunque, liberandosi dalle 'dipendenze'. Piazza pulita dai finti oppositori, e questo è accaduto squarciandosi il velo dell'ambiguità della corrente 'minoritaria' del Pd sannita che si è schierata per lo statu quo d'estrazione e costume ceppalonese. Piazza pulita, però, anche dai legami di ossequio ad una politica che, alla fine, si è rivelata perdente. E' questo il motivo per cui De Caro dovrebbe (meglio ripetersi) farsi definitivamente da parte separando le sue ambizioni ed obiettivi dal territorio, che ha reso stagnante. E' questo il motivo per cui, con la mediazione del commissario Borghi che non si limiti alla funzione grigia di 'impiegato' di partito, una futura segreteria provinciale dovrà prescindere da nomine che esulino dalla città capoluogo, da cui dipartono i problemi ed i destini maggiori, e che peschino nel cerchio magico di 'saggi' che ha surrogato l'ex Carmine Valentino.

Va bene che il consigliere regionale Mortaruolo è già gratificato dall'insperata ricollocazione, e dunque per fortuna fuori dai giochi; che Sara Pannella ha la gioventù dalla sua parte e nessuna esperienza; che Giovanni De Lorenzo è divenuto consigliere comunale e a quanto pare intenzionato (sbagliando) a lasciare la carica di segretario cittadino mentre avrebbe dovuto continuare a guidare il partito in città e anche da capogruppo, forte del ruolo, in Consiglio – dunque, legittimato il doppio -, dove invece ha prevalso il solito politicamente corretto; ma Giovanni Cacciano, che non ha maturato alcun carisma che ne faccia apprezzare il valore apicale, e Antonella Pepe, che ha inteso cucirsi addosso con l'aggressività l'abito della possibile opzione di 'comando', sono figli nient’affatto ribelli di una gestione padronale tra l'altro neppure incrinata dagli errori nelle scelte (di uomini e politiche) e dagli errori nelle non-scelte, pertanto inadatti a guidare il Partito Democratico sannita. Magari è giunto il tempo di un papa nero. G.F.