Benevento - Il caso del parroco e l’ipocrita sorpresa per come sui social è stata commentata la notizia

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Le vicende giudiziarie tengono banco in città, in questi giorni, solo per l'eco creata dal coinvolgimento del parroco di San Modesto e direttore della Caritas diocesana Nicola De Blasio, indagato dalla Procura della Repubblica di Torino per possesso di materiale pedo-pornografico e, si è scoperto dopo, trovato anche in possesso, alla fine dell'ordinata perquisizione, di 170.000 euro in contanti. Don Nicola e basta, come è comunemente conosciuto, è ancora agli arresti domiciliari, confermati dal Gip, ma si è dimesso da tutte le cariche, in vista del Riesame.

Il succo (per ora) della storia è indispensabile per comprendere il diffuso sconcerto a Benevento e, di conseguenza, la valanga di reazioni 'social' – che deve esserci stata, come è lecito desumere da articoli a guisa di commento che sono apparsi sui media locali. Il succo (per ora) della storia è anche una doverosa premessa: non entrano, qui, i risvolti da tribunale. Come sempre esiste un iter e la fine di un iter (invero: talora mai per tempi biblici e/o accidie professionali e/o sconsideratezza investigativa; talora sì; qualche volta “nì” per dare corpo alla raffigurazione della bilancia della giustizia), e con essa (anche) il tempo del giudizio.
E allora?
Sorprende la finta sorpresa e l'indignazione morale dei commenti sugli organi di informazione, oltre a sorprendere il senso di sorpresa che taluni, scrivendo e divulgando notizie, avvertono nel vivere in questo terzo millennio gravido, contaminato dalle implicazioni virtuali. Se perfino il modo di cucinare l'uovo fritto diviene oggetto di contese e strali 'social', figuriamoci come si può negare a sé stessi che la diffusione di una simile storia, per i comprensibili risvolti, dia la stura al più classico dei derby della dietrologia fra colpevolisti e innocentisti, derby giocato dai 'leoni da tastiera' secondo un senso di continenza verbale sempre più lasco, spesso truce. E quindi del tutto privo d'autocontrollo e responsabilità individuale, proprio quelle stesse virtù che vengono rimpiante (con sorpresa, appunto) perché assenti nelle argomentazioni dei nostri (sorpresi) editorialisti, margheritine simboli di una purezza che non esiste più e che loro si ostinano a evocare.

L'ipocrisia che si cela dietro questa sollevazione nei confronti della suburra dei social è sullo stesso livello. Come una sorta di Comma 22 applicato al giornalismo, per farla smettere basterebbe non rendere note certe vicende, ma non rendere note certe vicende svuoterebbe il lavoro del cronista (o contribuirebbe a circoscriverne troppo l'ego professionale).