Don De Blasio si è detto innocente e alieno da certi impulsi, ha spiegato il possesso del materiale, ma gli arresti domiciliari sono stati confermati

- Cronaca IlVaglio.it

Gelsomina Palmieri, giudice per le indagini preliminari nel Tribunale di Benevento, ha confermato la misura restrittiva degli arresti domiciliari a carico del sacerdote beneventano don Nicola De Blasio, raggiunto da tale provvedimento due giorni fa, a seguito di un’inchiesta della procura della Repubblica di Torino. L’accusa è grave: possesso di materiale pedo-pornografico. La decisione della magistrata locale è stata presa nel pomeriggio di oggi, dopo l’interrogatorio di garanzia del prete, svolto alla presenza dei suoi legali e della sostituta procuratrice della Repubblica di Benevento, Marilia Capitanio.

Non sono state considerate scagionanti l’accusa le motivazioni date da Don Blasio che, appena ha potuto farlo, ha risposto a tutte le domande che gli sono state poste, senza avvalersi della facoltà di non rispondere (una strategia sovente scelta in molti casi dai difensori per approntare, grazie al tempo a disposizione guadagnato, la miglior difesa possibile): il ruolo sociale svolto e la sicurezza, da parte dell’accusato, di non aver svolto alcuna illecita attività, hanno fatto sì che il prete rispondesse subito e a tutto ciò che gli è stato chiesto.

Don De Blasio, come hanno riferito i suoi avvocati (Massimiliano Cornacchione e Alessandro Cefalo), ha dunque affermato che quel materiale pedopornografico, trovato in un suo computer in disuso da tempo, era stato da lui raccolto, nel 2016, per la realizzazione di una sua attività di dossieraggio tesa a scoprire proprio la diffusione della pedopornografia online soprattutto in ambito ecclesiastico. Successivamente, verificato che da solo – senza autorizzazioni - un tale compito non poteva essere da lui svolto, aveva abbandonato tale scopo, lasciando però in quel computer quanto nel frattempo raccolto.

A conferma del suo dire, il prete ha detto che quel materiale, allora scaricato, da cinque anni non sarebbe stato mai più visualizzato (e tanto meno è stato diffuso in rete) fino a ora, fino che l’altro ieri ad aprire quei file sono stati gli agenti della polizia giudiziaria durante la perquisizione. Gli avvocati difensori hanno specificato che si avvarranno di un consulente informatico che potrà dimostrare quanto dal prete asserito.

Durante la perquisizione, sono stati trovati circa 170.000 euro in contanti. Don De Blasio ha spiegato che sono soldi dei parrocchiani raccolti dalle offerte e in parte minore ricevuti dai propri genitori defunti.

Don Nicola De Blasio, quindi, ha negato ogni addebito e si è detto assolutamente innocente, negando in maniera decisa di avere tendenze o impulsi verso la pedopornografia.

Ovviamente, è apparso anche molto provato per quanto accaduto a lui e di conseguenza alla chiesa locale che, dato l’enorme clamore causato e che intanto gli è costato, come riferito dai suoi legali, la guida della parrocchia di San Modesto, da cui è stato sospeso dopo esserne stato a capo per decenni, provvedimento di sospensione che dovrebbe riguardare anche la direzione della Caritas diocesana a lui affidata da anni. Per questi provvedimenti presi dalla curia, gli avvocati hanno dichiarato che Don De Blasio “si sente un prete finito”.

Per gli avvocati difensori il sacerdote ha spiegato plausibilmente quanto accaduto e per quale ragione si trovasse in possesso di quel materiale.

La gip Palmieri, però, non ha ritenuto le risposte date sufficienti a scagionarlo e ha confermato la misura degli arresti domiciliari. I difensori ricorreranno comunque al Tribunale del Riesame di Napoli per ottenere la remissione in libertà, nomineranno un consulente informatico che provi quanto detto dall’indagato e il dissequestro della somma di denaro la gran parte della quale, hanno detto i legali, sarà data da Don Nicola alla parrocchia perché destinate alla ristrutturazione dell’edificio della chiesa di S. Modesto.