Il campionato del Benevento come il bicchiere mezzo vuoto o mezzo pieno

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Scatto veloce sul campionato di calcio di serie B in corso, che col prossimo turno – nel fine settimana – saluta la disputa dei due terzi del girone di andata. Quindi è piuttosto avanti e magari ha favorito il formarsi di qualche opinione, in tifosi, osservatori, curiosi, semplici passanti. In appena cinque punti, la bellezza d'un paio di successi o di inopinati inciampi, ci sono undici squadre. E sostanzialmente alla metà del guado, a due punti dalla vetta e a tre dal centroclassifica, c'è il Benevento.

E' la fotografia più rispondente al vero, l'immagine che rimanda il senso dei giallorossi per il torneo. Che scomoda addirittura un poeta classico. Sì, al momento è davvero impossibile non collegarla alle Odi di Orazio per la citazione più tipica. Aurea mediocritas.

Qualunque docente/tifoso nel tentativo di far partecipi gli studenti/tifosi dirà che l'interpretazione è duplice pure se applicata al calcio, ma in cuor suo – oggi - sa di stare parlando non del 'giusto mezzo'. Per esempio quando vede una squadra che perde due partite esattamente nello stesso modo - straordinarie fesserie difensive sullo spirare dei novanta minuti proprio quando la concentrazione dovrebbe essere ancora massima. O quando vede una squadra che non riesce a costruire occasioni limpide per il suo attacco, che pure qualche buon mezzo per offendere ce l'ha. O quando vede singoli al momento abbarbicarsi solo al proprio curriculum o al bozzolo delle aspettative mai confermate finora.

In un panorama complessivo che non è che abbia offerto celebrati picchi d'eccellenza in alcun squadra, ma ha messo in mostra tratti normali di buon calcio, comunque abbordabili a tutti, nel Benevento pare di scorgere talvolta una squadra appagata dalla sua 'mediocrità', dal suo valore inespresso, dal suo contentarsi passivamente d'una condizione che potrebbe pure non appartenerle. Ebbene, in quest'ultimo caso nasce la delusione, mentre con la condizione 'media' di giusta serenità (per tornare alla più diffusa interpretazione di Orazio) perlomeno si avverte la consapevolezza di un punto di equilibrio raggiunto oltre il quale non si può andare. E magari ci si diverte di più, senza aspirazioni particolari e patemi.