L’opposizione se non è intransigente tradisce i suoi elettori. Ritorni la democrazia sostanziale a Benevento

- Opinioni di Carlo Panella
La sala del Consiglio Comunale di Benevento
La sala del Consiglio Comunale di Benevento

I beneventani che hanno votato per Mastella (il 52,68%) avranno il governo della città che si sono scelti e meritati (clicca per leggere sul Vaglio.it). Vale lo stesso per i troppi di loro (il 40%) che al ballottaggio, potendolo fare, non sono andati a votare (clicca per leggere sul Vaglio.it). Dovranno invece subire il Mastella-bis, senza averne responsabilità, i beneventani che hanno sperato di migliorare votando Perifano.

Mastella ha già dichiarato che sarà il sindaco di coloro che l’hanno votato e non “di quella gente” (parole sue) che non l’ha fatto (clicca per leggere sul Vaglio.it). Questa faziosità espressa del sindaco, tuttavia, deve essere considerata solo come un elemento in più affinché le tre minoranze che compongono l’opposizione in Consiglio Comunale svolgano, stavolta come si deve, il proprio ruolo.
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Invece, dalle prime due conferenze stampa di alcuni suoi esponenti, sono giunte parole che preoccupano. Sono state annunciate “un’opposizione propositiva” da una parte e “un’opposizione” costruttiva dall’altra. Voglio sperare che si sia trattato solo di tattiche frasi di circostanza. Aggettivare “per addolcire” la parola opposizione è, infatti, come minimo un inutile qualcosa in più (un pleonasmo). Esemplifico: impedire con intransigenza a Mastella il taglio dei pini al viale Atlantici è stata un’azione “propositiva” in sé, in favore della qualità dell’ambiente; impedire la erezione di un palazzone al posto del terminal è stata un’azione “costruttiva” in sé, per evitare di affogare e intasare il centro, con i soldi pubblici destinati alle periferie. E se, al tempo, si fosse riusciti a contrastare fino a impedire gli scempi davanti al Duomo, nel mercato dei commestibili, davanti alla stazione centrale, per fare solo altri tre esempi, sarebbe stata una scelta “dialogante” con la storia della città, anziché un insulto alla stessa.

Dunque l’opposizione non vuole aggettivi. Va fatta con nettezza ed è positiva in sé. La maggioranza ha già i numeri per determinare i fatti, è suo diritto farlo, non ha bisogno di chi gli regga la coda: per la democrazia, essa necessita solo di chi la controlli e la contrasti.
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Non basta limitarsi a dire no o a votare contro in Consiglio: questo è solo il minimo. Bisogna comunicare – e cominciare a farlo continuamente e bene! - alla città gli effetti negativi delle scelte della maggioranza, che vanno vagliate minuziosamente, e se del caso denunciare. L’opposizione consiliare è solo un aspetto: va fatta a tutto tondo.

L’opposizione, infatti, o è intransigente o semplicemente non esiste. Il 47,32% dei beneventani ha il diritto di avere dai 12 consiglieri comunali di minoranza che ha eletto - Perifano, Moretti, De Stasio, Fioretti, Varricchio, Piccaluga, Megna, De Longis, De Lorenzo, Miceli, Picariello e Sguera - un’azione politica e comportamenti personali degni di questo nome.

La Treccani definisce il termine: opposizione è l’azione di contrasto esercitata da chi professa idee contrarie a quelle di chi governa. Opporsi, quindi, significa innanzitutto contrastare la maggioranza. Non solo per rappresentare coloro che hanno eletto i 12, ma anche nell’interesse di tutta la città: una minoranza che non fa sconti impone di lavorare al meglio anche la maggioranza. Di più: la democrazia, se non è caratterizzata da una forte opera di contrasto e controllo dell’opposizione, si ammala, fino a diventare pura forma e qualcosa di peggio…
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In ogni caso, i gruppi consiliari di minoranza, oltre a vigilare, controllare e contrastare, a Benevento devono finalmente cominciare a imporre il valore della coerenza e del rispetto della volontà popolare, non accogliendo, tra le proprie fila eventuali eletti in maggioranza, i voltagabbana.

Questo aspetto è decisivo: il transitare da una parte politica all’altra è la caratteristica principale dell’agire politico di Mastella. Aver accolto i transumanti, negli scorsi decenni, è stato l’errore esiziale per la destra e la sinistra. Si è in tal modo al loro interno accettato e messo in pratica il mastellismo ed è regola generale che, una volta che ci si è uniformati, chi si trova a scegliere tra l’originale e la copia sceglie sempre l’originale...

Occorre fare il lungo elenco degli attuali big mastelliani schierati in precedenza a destra e a sinistra contro l’attuale sindaco? Non serve, la città è piccola…
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L’intransigenza esclude concessioni o compromessi, sul piano dei comportamenti istituzionali e non solo, non ammette trasgressioni o deviazioni dalla linea di condotta stabilita. E questa linea - per tutte e tre le minoranze - è quella stabilita nelle urne dai loro tre elettorati.

Tale pluralità, stavolta, può essere un’opportunità: le minoranze sono una di centrosinistra, una civica e una di destra. La concorrenza in genere, di per sé, aiuta. E la competizione, nel caso nostro, dovrà essere a chi si oppone meglio e di più. L’ideale è il marciare divisi (salvaguardando le proprie specificità) colpendo uniti la maggioranza. L’errore sicuro, invece, è la sindrome di capponi di Renzo, cioè, per un eccesso di presunta purezza o di visibilità, spostare la mira dalla maggioranza su un’altra parte della minoranza...

Mastella ha costruito le sue fortune sul “divide et impera” (“dividi e comanda”): il migliore espediente per controllare e governare un popolo è dividerlo, provocando rivalità e fomentando discordie. Chi crederà di essere il migliore della minoranza, dunque, prosegua e insista: chi non gli è ancora al passo si dovrà adeguare, pena l’onta del dubbio dell’asservimento.
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Per ragioni di lunghezza, ci sarà in un successivo articolo l'approfondimento specifico su Perifano e il centrosinistra (e il PD), su Moretti e la sua coalizione, su De Stasio e la destra. E’ stato prioritario ribadire ciò che è stato indicato dal 42,68% dei cittadini al ballottaggio (e da oltre il 50% al primo turno): per le minoranze la rotta è la schiena dritta e lo sguardo vigile!

“Nessuna transazione”, nessuno accordo delle minoranze con la maggioranza per reciproche concessioni, nessuna scesa a patti. Impegno che vale per ognuno dei 12 consiglieri sopra citati. Seguo le vicende del Consiglio Comunale dal 1978 e troppe volte ho visto e ho scritto della democrazia e dell’elettorato traditi. Non solo in maniera visibile, con il passaggio di campo, ma anche in maniera subdola, cercando piaceri o favori – per sé o per qualche protetto – agli assessori o ai sindaci di turno.

Occorre intransigenza, trasparenza e mantenere le distanze, anche nella piccola città dove ci si conosce tutti. Tra le parti politicamente opposte ci vuole rispetto dei ruoli ma anche chiara distinzione. Il consigliere non è un singolo che può agire come gli pare, ma è un rappresentante, espressione di diversità politica e culturale.

Se con l’avversario politico si mostrano perfino cameratismo e ottimi rapporti personali, inevitabilmente, perde credibilità non solo la persona ma la politica. Immaginate quanta ne avrebbero un giudice, un pubblico ministero e un avvocato difensore se, alla fine del processo, dopo la sentenza, dall’aula andassero insieme sottobraccio a gustarsi un aperitivo al bar…

Chi si oppone a Mastella (come a ogni altro sindaco o al potente di turno) deve innanzitutto esserlo nei fatti – con forza e coerenza – ma deve anche apparire tale.
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La Politica, con la maiuscola, da tempo dice che il conflitto rappresenta la propria essenza e che il conflitto è il sale della democrazia. A Benevento nel 2021 in troppi si scandalizzano anche solo a pensarlo…

Chissà se qualche colpa non abbia quel motto che incombe sulla sala consiliare “Concordes in unum”. Certo è che, troppo spesso, i vari consigli comunali che si sono succeduti l’hanno interpretato nel peggiore dei modi, come mero consociativismo, composizione degli interessi di pochi. Altrimenti Benevento non sarebbe com’è…