Il Diario dell’Argonauta.39 – Amori, abbracci e altre sciocchezze…

- Cultura Spettacolo di Anteo Di Napoli

Quale valore avrebbe un sentimento se non vivesse il desiderio di realizzare una promessa con entusiasmo, intendendo questa parola nel senso più strettamente etimologico di “essere invasi dal soffio di un dio”? Vivo in maniera quasi sacrale le mie promesse, come un impegno da realizzare a ogni costo, in particolare se preso con le persone che amo.

Quest’estate avevo promesso al mio nipotino Francesco di portarlo all’Acquario di Genova. In termini pratici la realizzazione della promessa si è rivelata particolarmente faticosa, essendo concentrata in 48 ore, con viaggio in treno da Roma a Milano, poi in auto verso Genova e ritorno da compiere in una sola giornata (visita inclusa), per rientrare infine a Roma in treno, in tempo per un altro appuntamento d’amore: la partita del Napoli alle 18…

Non sia mai detto che un mio amore (sotto qualsiasi forma) possa imputarmi di averlo trascurato! E non potrebbe essere diversamente, poiché misuro i miei sentimenti su una scala moltiplicativa, non additiva (mi scuso per la “deformazione professionale” della definizione).

Mia moglie e mia cognata Marianna hanno cercato di dissuadermi, proponendomi di posticipare il viaggio a quando avrei avuto più tempo che un solo fine settimana, ma le ho messe di fronte a una decisione irrevocabile: sarei andato a Milano il giorno seguente, punto e basta!

Non è frequente che l’amore riceva il premio che meriterebbe, ma accade. L’abbraccio di Francesco, quando sono andato a prenderlo a scuola a sua insaputa, appartiene a quelle poche emozioni per le quali vale la pena vivere: correndomi incontro con uno scatto a cui non ero preparato, mi è saltato al collo per poi abbandonarsi sulla mia spalla.

Recentemente mi sono imbattuto in una definizione di abbraccio di Paulo Coelho, che faccio mia: “Un abbraccio vuol dire ‘tu non sei una minaccia. Non ho paura di starti così vicino. Posso rilassarmi, sentirmi a casa. Sono protetto, e qualcuno mi comprende’. La tradizione dice che quando abbracciamo qualcuno in modo sincero, guadagniamo un giorno di vita”. Quanti giorni in più mi avrà regalato Francesco?

Insieme a lui, all’Acquario è venuta anche Giorgia, nipotina un po’ più grande, figlia di un altro fratello di mia moglie. Indescrivibile la loro gioia alla vista degli animali, più contenuta la mia, considerando il loro stato di cattività.

Raggiungere Genova è stata un’impresa, per i cantieri autostradali, con lunghi tratti a una sola corsia percorsi a passo d’uomo, e poi per la manifestazione dei “no green pass” in corso al porto.
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Apro una doverosa parentesi, citando un recente “Caffè” di Massimo Gramellini sul Corriere della Sera, intitolato “La distorsione”, in cui ha commentato la pretesa della senatrice Bianca Laura Granata di entrare in Senato senza green pass. “Mi si chiede un attestato di obbedienza a un provvedimento che vado a contestare”, ha dichiarato la senatrice. Ennesima ‘martire’ immolata sull’altare della “feroce dittatura sanitaria” che grava sul Paese, in ossequio ai “poteri forti”, s’intende.

Gramellini ha sottolineato la distorsione di un processo mentale che minerebbe il senso stesso di maggioranza democratica, “dove ognuno se ne infischia degli obblighi che non gli piacciono e dove chi vuole guidare senza patente lo fa, o se è contrario a una tassa non la paga… Chiamano dittatura il rispetto delle regole che non condividono. E si sentono autorizzati a compiere soprusi in nome dell’unica libertà che riconoscono: quella di fare come gli pare”.

Nel corso della mia vita, mi è capitato spesso di sentire qualche mio interlocutore, a corto di argomenti, rifugiarsi nel “liberatorio”: “Questa è la mia opinione e tu devi comunque rispettarla”. Ho sempre replicato, in questi casi, che il limite della “libertà di opinione” è parlare senza cognizione di causa, con argomentazioni fondate su poco più del nulla (a volte anche meno).
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Ma torniamo a Francesco. Ha voluto che la zia gli leggesse la storia del Minotauro, che lo attrae forse perché gli ricorda i suoi mostri giocattolo. Quando le ha chiesto se potesse farle una domanda, abbiamo temuto che prevedesse una risposta con massimo grado di difficoltà...

Il Minotauro, infatti, era nato dall’accoppiamento tra il Toro di Creta e Pasifae, moglie del re Minosse, la quale si collocò in una giovenca di legno che si fece costruire da Dedalo, come ci chiarisce il Sommo Poeta: “Ne la vacca entra Pasife, perché ’l torello a sua lussuria corra” (Purgatorio, Canto XXVI, 41-42).

Fortunatamente (per noi) il bambino era interessato a un’altra opera di Dedalo, il Labirinto. Aveva notato che nell’illustrazione con Teseo all’uscita, dopo aver ucciso il Minotauro, l’albero a cui aveva legato il filo di Arianna (è anche il nome di una sua maestra, cui lo ha ovviamente riferito) aveva le foglie, mentre nell’illustrazione all’ingresso ne era privo. “Zia Nora, ma allora il labirinto è molto grande, perché è passato tanto tempo se sono cresciute le foglie dell’albero”, la sua riflessione.

Se i “no vax” provassero a leggere la realtà (fatta di evidenze scientifiche schiaccianti) con lo spirito d’osservazione di un bimbo di cinque anni, la campagna vaccinale sarebbe terminata da un pezzo...