Non tutti sono opportunisti nel “paesone”: quei sindaci di Benevento ancora Primi Cittadini

- Opinioni di Carlo Panella

Mastella, poco rispettoso per la comunità che ha amministrato e la sua ultra bimillenaria storia, ha dichiarato all’inizio della campagna elettorale che considera Benevento un paesone, un paesotto. E che questa sorta di villaggio sarebbe diventato una città solo dopo che lui è stato eletto sindaco. E’ una delle tante mastellate? Sì, lo è.

E’ vero ne dice tante, l’ultima grossa l’ha sparata ieri quanto ha scandito in tv che Benevento ha finalmente il depuratore per le acque di fogna (Non è vero e quelle acque putride continuano a finire giornalmente nei locali fiumi, anche dopo i 5 anni con il ceppalonese alla guida del Comune).
Mastella non ha detto ancora che Benevento tornerà a essere un paesone o paesotto quando lui non sarà più sindaco, ma non è detto che non lo dirà.
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Fuor di celia, nel forte timore che mostra di avere sempre più nelle sue recenti sortite (per la possibile sua sconfitta al ballottaggio, dato che già al primo turno la maggioranza dei beneventani non ha votato per lui), le sta sparando di ogni anche contro i precedenti sindaci della Città (Città, signor Mastella… Città di Benevento, s’informi!), colpevoli per aver esplicitamente detto che al ballottaggio voteranno per Perifano.

Nel mirino dell’uscente sono finiti:
Pepe, cui Mastella addebita un’infinità di mali amministrativi, senza dire che fu proprio lui – il ceppalonese - a indicarlo come sindaco nel 2006 perché lo individuò come il migliore tra i suoi pupilli (immaginiamo gli altri di quel novero Udeur…);
D’Alessandro e Viespoli, che Mastella prova a dileggiare o perché nostalgici del Ventennio o perché corresponsabili, prima di Pepe e come Pepe, di tutti i mali amministrativi cui lui avrebbe fatto fronte.
Mastellate a go-go… Parole e non fatti.
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Invece, va fatta una valutazione del tutto opposta in merito. Non tanto sul sostegno di Pepe a Perifano che c’è stato fin dal primo turno: Pepe è stato ed è del PD e chi fa parte di questo partito, il più votato della coalizione perifaniana, non può che essere coerente (altrimenti da quel partito sarebbe definitivamente fuori).

Quanto per le dichiarazioni di D’Alessandro e Viespoli che – senza aver nulla da guadagnare - hanno chiaramente spiegato la loro scelta, bocciando l’esperienza amministrativa di Mastella sindaco e, sul piano politico, auspicando una rottura con il mastellismo – il male peggiore che da decenni affonda Benevento – dal cui superamento ci potrà essere un rinnovato spazio per la destra innanzitutto e quindi, in naturale, conseguente contrapposizione, per la sinistra.

I due ex Primi Cittadini si sono comportati ancora come tali. Esplicitando senza opportunismi il proprio voto, operazione non semplice trattandosi di votare un candidato sindaco di sinistra. Bisogna avere una statura politica per farlo, nessuno mai infatti – a loro due – potrà dare del voltagabbana: sono stati, sono e saranno sempre di destra. Ma sono anche cittadini di Benevento e se la Città sta per eleggere un sindaco non possono girarsi dall’altra parte o eclissarsi, devono metterci la faccia. Non celarsi nel silenzio per vedere prima come va a finire e magari parlare dopo.

Anche perché ha esponenti politici di tal fatta, la destra a Benevento, anche se per qualche tempo finisce in minoranza, poi riemerge e vince come è accaduto dal 1993 al 2006.
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Questa campagna elettorale, e quanto mi è amaro scriverlo, ha testimoniato, meglio confermato, anche perché sia scomparsa nel nulla la più piccola (ma c’era…) tradizione della sinistra di derivazione PCI. Nessuno degli ultimi massimi esponenti di quel partito ha proferito parola, ha preso posizione contro Mastella e il mastellismo. Né, opportunisticamente, l’ha fatto a favore. Se quella comunità è andata dispersa, qui, fino a sparire, non è stato un caso. Aveva anche scelto i dirigenti sbagliati, giunti e rimasti in prima fila soprattutto (se non solo) per se stessi.

Ma questa è un’altra storia, una storia non per caso finita. Ne sono rimasti, sparpagliati, i singoli militanti, di quel passato. Quelli di loro – che hanno memoria e coerenza - non avranno dubbi per chi votare domenica e lunedì a Benevento. In genere lo dicono pure. E quelli che possono farlo lo scrivono. E si firmano…