L'insicurezza e l'aggressività del fronte mastelliano: non c'è solo il timore della sconfitta al ballottaggio

- Opinioni IlVaglio.it

Questa campagna elettorale che va, finalmente, verso la conclusione, non passerà alla storia cittadina: i suoi 'coloriti' toni hanno dettato uno svolgimento rissoso e talvolta volgare, lontano da contenuti e vicino agli insulti al punto che, scavando nella memoria, non è sbagliato che di essa si parli come d'uno dei punti più bassi toccati dal locale antagonismo politico.

Una particolare carica virulenta l'ha spesa proprio l'amministrazione cittadina uscente, che è rimasta indubbiamente scottata dal primo turno del voto, quando la massa granitica di liste e candidati ha, sì, portato al risultato programmato – la maggioranza assoluta dei voti espressi - ma il cui effetto però è stato vanificato dalla minor percentuale di fiducia attribuita al candidato sindaco, l'uscente Mastella. Il cui nervosismo e il rifuggire da un sereno confronto con l'avversario è stato palesemente mostrato nel contronto di ieri in tv, nella sede regionale della Rai. Mastella ha utilizzato gran parte del tempo a sua disposizione per attaccare, con foga, Perifano, in ogni modo, e i componenti della coalizione alternativa resa più forte al ballottaggio dall'alleanza con quella di Angelo Moretti. Un sindaco uscente, sicuro di sé, avrebbe snocciolato i risultati raggiunti e un preciso programma per il prosieguo.

Invece, l'indubbio smacco - ben testimoniato dal ricorso al voto disgiunto che ha permesso il ballottaggio - ha innescato lamenti, favorito invocazioni, alimentato illazioni. Così, dall'articolato discutere, anche acceso, che ha preceduto la prima 'chiama' all'urna, si è alfine giunti ai deragliamenti verbali e non solo in questa fase temporale di separazione tra primo turno e ballottaggio. L'impressione ricavata con il progredire degli sforzi elettorali, nella casa della maggioranza, ha permesso di scorgere appunto in Mastella nervosismo e preoccupazione, ma – si badi bene – non soltanto in relazione stretta al risultato dello 'spareggio' quanto in rapporto al destino personale.

A quella percentuale, piccola quanto si vuole, che potrebbe anche determinarne la sconfitta e, di conseguenza una indesiderata uscita dal palcoscenico della politica: un colpo duro all'ego, quello di dover fronteggiare un moto di ripulsa politica verso la propria persona al contrario di quanto è accaduto con le dieci liste accodate al nome e alla sua spendibilità presso l'opinione pubblica. Il Mastella super-impegnato, sui social, in mezzo alle vie, negli spot o nei comizi improvvisati, nella statura politica a partire dalla nuova sede elettorale (l’ex cinema teatro Massimo), lotta anche contro il fantasma del 'pensionamento' politico, cioè contro quell'impossibilità a essere un semplice cittadino, al di fuori del percorso di rilievo, comunque lo si giudichi, avviato nel lontano 1976.