Il problema del tassa sui rifiuti a Benevento e dei ricavi in eccesso che produce

- Opinioni di pompeo nuzzolo

Torno sulla tassa per i rifiuti pagata a Benevento Tari e, in particolare, sull’Iva indetraibile, inserita dal Comune di Benevento nel Piano finanziario (Pef) 2021 in modo eccessivo producendo tariffe alte, tra le più care d’ Italia. A differenza della tassa “aggiunta”, deliberata dal Consiglio comunale, di cui al mio precedente intervento (del 9 ottobre scorso), l’importo inserito nel Pef è frutto di un calcolo e di un procedimento, alquanto astuto, per cui il Pef andrebbe impugnato davanti al giudice amministrativo non essendo nullo, ma annullabile.

Credo che si possa chiedere, non è vietato farlo, un intervento dell’Ato anche come semplice chiarimento. Che cosa è l’Iva indetraibile?

L’indetraibilità dell’Iva consiste nell’impossibilità di sottrarre al costo totale di un determinato bene o servizio, l’Iva pagata per acquistare un bene o servizio specifico.

Nel caso della Tari, l’Iva rappresenta un costo per cui è corretto che sia riversata nella tassa e pagata dai contribuenti. L’art 6 del MTR (Metodo tariffario servizio integrato di gestione dei rifiuti ) afferma che “I costi ammessi a riconoscimento tariffario sono calcolati secondo criteri di efficienza, considerando i costi al netto dell’Iva detraibile e delle imposte. Nel caso di Iva indetraibile, i costi riconosciuti devono comunque essere rappresentati fornendo separata evidenza degli oneri relativi all’Iva secondo le modalità di cui al comma 18.3”.

In pratica, il costo va indicato al netto dell’Iva nel caso l’Iva sia detraibile, perché sarà recuperata, mentre, nel caso in cui sia indetraibile, va indicata a parte rientrando essa nel costi che determina la tariffa.

La Giunta comunale, con delibera n 126/2021, ha conferito il servizio dei rifiuti all’Asia per l’anno in corso con un compenso di 12.867.877,97, compresa Iva. La delibera è stata pubblicata il 1° luglio, con scadenza il 16 luglio.

Nel Pef validato dall’Ato il costo del servizio senza Iva è di 12.258.910,12. L’Iva indetraibile, nel Pef viene quantificata in euro 1.246.640,07, comprensiva anche dell’Iva relativa ai costi del trattamento del secco.

Il contratto finale stipulato con l’Asia il 23/9/2021, rep. N. 3277, stabilisce il compenso in 12.880.745, compresa Iva, quasi pari al costo indicato nel Pef senza Iva. Per correttezza va evidenziato che nei costi sottostanti c’è un’altra voce sull’Iva indetraibile di 187.169,29.
Senza addentrarmi ancora in un’analisi che non spiega il perché dei costi eccessivi, va detto, senza ombra di dubbio, che di Iva indetraibile vi è un importo che va dal minimo di 500.000 a un massimo di 700.000 euro. Questa cifra finanzia la spesa corrente del Comune per effetto di una duplicazione di imposta non dovuta.

Ma perché prima della presentazione del Pef si approva un atto che prevede la spesa di 12,8 ml, compreso iva, e poi si indica sempre nel Pef una cifra senza Iva, un po’ inferiore, pari a quella stabilita nello schema di contratto comprensivo di Iva che viene richiesta come ulteriore costo al cittadino?

Lo schema procedimentale descritto è applicato anche per il conferimento del secco, pagato dal Comune ma indicato nel contratto del 2020.
Le contraddizioni degli atti relativi al conferimento del residuo del secco sono state da me evidenziate su questo giornale il 29/9/2021.

Le contraddizioni dei dati, giocando sull’indicazione di esporre i costi al netto dell’Iva nel Pef e nella contrattualistica con l’indicazione dei costi compresa Iva, serve per rendere difficile la lettura e comprensione del Pef, già di per sé difficile da capire, perché molto tecnico, e per l’Ato, organo di controllo non del tutto informato sui contenuti degli atti di affidamento del servizio, né quello anteriore all’approvazione del Pef , né quello definitivo stipulato a settembre.

La delibera 126 di affidamento del servizio con il compenso compresa Iva, non immediatamente eseguibile, ha cessato la pubblicazione il giorno dopo l’approvazione e quindi è ragionevole pensare che non sia pervenuta all’Ato. Certo anche l’Ato, per il ruolo che occupa, avrebbe potuto chiedere tutti gli atti e soprattutto una relazione che illustrasse “sia i criteri di corrispondenza tra i valori riportati nella modulistica con i valori desumibili dalla documentazione contabile, sia le evidenze contabili sottostanti”.

Se l’Ato avesse pubblicato l’anno scorso gli allegati previsti, questa riflessione sarebbe stata elaborata un anno prima, per cui è ragionevole ipotizzare che tutta la costruzione descritta abbia reso più difficile la comprensione dei dati e quindi più difficile la valutazione del rapporto costo servizio.

Nella società di oggi i problemi sono complessi e per lo più si affrontano con la tecnica e il Pef è complesso di per sé per cui, se a questo si aggiunge una procedura che complica la complessità, le difficoltà di comprendere aumentano.

La mancanza di reali controlli e trasparenza dei processi logici potrebbe essere avversata solo con una conoscenza della materia, diffusa soprattutto nel ceto più colto, a condizione che non sia condizionato dal potere. L’eccesso di tassazione non coerente con l’esercizio del potere impositivo produce un eccesso di spesa corrente non sostenibile, aumenta il clientelismo e rende difficile il rapporto con i contribuenti. Il problema è il Comune di Benevento che ottiene dalla tassa ricavi in eccesso, anche per il mancato esercizio dei poteri di controllo da parte di chi li ha.

Anche il tema privato sì pubblico no e viceversa, è un falso problema, Il tema è come inserire, a prescindere dalla natura giuridica della società, il servizio in una visione più ampia e all’interno di un circuito industriale efficiente su un territorio che non sia quello del sub ambito che colloca il servizio in una concezione autarchica.